Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 86 PREPARIAMO L’EUROPA Franco Bonacina, Collaboratore di Gesualdo Nosengo L’ Europa sta diventando un fatto; è stato detto, e scritto, con una frase più feli- ce, in francese: « L’Europe s’inscrit dans les faits ». L’Europa sta diventando un fatto; anche se pregiudizi razziali e schemi nazionalistici, pre- giudiziali politiche e schemi ideologici, resi- stenze economiche e remore regionalistiche, fanno di tutto per rallentare questa operazio- ne di divenire. Usando di Aristotele, si potrebbe dire che questo divenire è il movimento da uno stato potenziale all’«atto», dove l’atto è la perfe- zione, una perfezione; e mai come in questo caso un principio di metafisica può avere tanta validità storica. Giacché la «perfezione» — sto- rica — del mondo in cui viviamo si chiama, ap- punto, Europa, dando alla parola perfezione il suo senso più preciso di condizione in cui si possono attuare e si attuano tutte le potenze per lungo tempo impedite d’esprimere le loro forze operative e la loro carica di possibilità. L’Europa sta diventando Europa; lo sta di- ventando perché può diventarlo, perché deve diventarlo, perché necessita che lo diventi (e bisognerebbe disporre, come in tedesco, del sollen e del mussen per poter dare al deve e al necessita la simmetria interiore che è nelle in- tenzioni). L’Europa sta diventando Europa significa, per noi, oggi, che una idea e una aspirazione, si concretano in istituzioni per diventare una realtà di natura politica e pertanto una delle realtà più reali che si possano dare. Può, deve, necessita sono i gradi di questo processo e insieme le sue ragioni più intrinse- che, poiché nessuno può pensare — neppure l’avversario più irreducibile — che un’Europa unita sia l’astratta deduzione da alcuni princi- pi universalistici o la fantasiosa invenzione di spiriti che vogliono vedere «grande». L’Europa diventa una unità politica attra- verso un concreto processo di unificazione economica sociale e culturale, in quanto può diventarlo; in quanto, cioè, alle radici, alle sue radici, stanno motivazioni in funzione della unità, le quali vanno da quelle biologiche ed ambientali a quelle più raffinatamente spiri- tuali. L’Europa deve unirsi perché può unirsi; do- ve il può non è un puro status aperto al si e al no — e pertanto fondamentalmente ambigua ed equivoca — ma una condizione concreta che solo l’egoismo e la ferocia, la miopia e la dis- sennatezza hanno impedito di attuarsi in con- creto status. E, alla fine, necessita che l’Europa sia unita perché deve essere unita; ché se il deve può trovare ragioni di convenienza e di utilità — i motivi economico-sociali, di sicurezza oramai noti a tutti — il necessita indica piuttosto il momento morale del dovere e il suo aspetto positivo. C’è un fratricidio, quale la storia d’Europa ha recentemente vissuto, che è stato disastro- so nelle sue conseguenze pratiche; ma la stes- sa possibilità di fratricidio non è accettabile per sé e non è accettabile nelle sue stesse pre- messe politiche ove anche non si attuassero mai; tale è appunto la necessità morale che, anche nella vita politica, dovrebbe costituire la suprema aspirazione e insieme la definitiva realizzazione di una civiltà che, da Antigone in avanti, ha considerato come massimo valore l’obbedienza alla necessità morale. Questo percorso è nelle cose, oltre che nel- le idee; ma ha bisogno di essere fatto da tutte le coscienze e di essere vissuto interiormente ed esteriormente da tutti i membri della socie- tà europea. È noto come nella sua estensione tale per- corso sia lungi dall’essere nonché fatto, accet- tato o almeno noto alle grandi masse. Certamente, tra gli echi ancora risuonanti delle esplosioni del 1945 e la minacciosa musi- ca degli « sputnik », le masse aspirano vaga- mente a condizioni politiche e ad organizzazio- ni difensive tali da poter allontanare nuovi e più minacciosi pericoli; ma se ciò è dolorosa- mente utile alla unificazione europea, ciò non Da «La Scuola e l’Uomo» n. 6 • giugno 1960

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