Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 84 IL 46° CONVEGNO NAZIONALE DELL’UCIIM A STRASBURGO CROCEVIA D’EUROPA... Gesualdo Nosengo D avanti ai grandi fatti che stanno accadendo in questi anni su piano mondiale e special- mente sul piano delle relazioni fra l’Europa e gli altri continenti, taluni pensano che siano sta- ti e siano ancora i popoli di colore a costringere la razza bianca a rientrare in Europa. Chi studia at- tentamente la storia può invece sostenere che non sono i popoli di colore che espellono e tenta- no di uccidere l’Europa, ma sono stati i capi delle varie nazioni europee che essendosi combattuti e dissanguati hanno ridotto l’Europa a mal partito. Si è scritto che «è stata l’Europa a suicidarsi e i popoli di colore non hanno avuto altro da fare che raccogliere l’eredità del suicida». L’Europa, però, se pure si è così ripetuta- mente, e, per secoli, stoltamente e inutilmente dissanguata , non si è ancora totalmente uccisa. Essa, anzi, è viva o ancora pienamente ricca delle sue forze morali e dei suoi valori di civiltà. Ciò che si fa ora sentire con necessità ed urgen- za è che il dissanguamento cessi e che le nazioni europee prendano coscienza realistica ogge t tiva della loro unità, della necessità della coopera- zione e dei loro compiti di fronte all’umanità. Al Convegno di Strasburgo coloro che hanno vissuto le intense ore di studio e di riflessione condotte sui grandiosi temi trattati con tanta cultura e passione, non possono non aver attra- versato anche qualche istante di sofferenza, di una sofferenza che nasceva dal fatto di vedere da una parte la necessità e l’urgenza di una uni- ficazione di tutte le forze umane e morali del- l’Europa e di constatare, dall’altra, quanto scar- sa fosse ancora la coscienza di tale necessità nelle masse e anche negli uomini responsabili, quanto fosse in pericolo tale unità per l’ambi- zione egemonica di qualche governante o per l’opposizione artificiosa di qualche orgogliosa nazione cui interessava e interessa forse che l’Europa non si formi per il pericolo che potreb- be rappresentare da un egoistico punto di vista di economie e di mercati. Tali istanti di sofferenza si rendevano anche più acuti quando si sentiva emergere la necessi- tà della unificazione europea oltre che sui piani economici e politici, su quelli morale, storico e teologico. Da un punto di vista morale si sentiva la ne- cessità che si stabilisse- ro patti, organismi ed autorità che fossero in grado di assicurare per l’avvenire il non ripe- tersi di suicide confla- grazioni e di inutili stra- gi, le quali, mentre col- pirebbero la vitalità dell’Europa, costitui- rebbero un vero crimine comunitario, continue- rebbero a dare scandalo e diminuirebbero il po- tenziale dell’Europa di fronte al mondo. Sul piano storico, meditando su valori co- muni a tutte le nazioni, sullo sforzo compiuto dalle medesime per vi- verli nelle loro civiltà e diffonderli nel mondo, sulle aspirazioni e sui tentativi degli uomini mi- gliori, si coglieva, nella parte più intrinseca del- lo sviluppo storico europeo come una tensione e Da «La Scuola e l’Uomo» n. 8-9 • agosto-settembre 1960

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