Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

79 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale cetto potrebbe essere espresso con altre paro- le dicendo che in Europa coesistono la libertà e l’ordine, e i doveri e sottintendendo con queste formule che, mentre rimane escluso ogni anarchismo demagogico, resta altrettanto condannato ogni riconoscimento del «diritto divino dei re» (che è ben altra cosa — è super- fluo il dirlo — dall’«omnis potestas a Deo» e dalla esatta conce- zione cristia- na dell’auto- rità). Il quarto fattore della cultura euro- pea — dopo la ricerca cri- tica, il valore della perso- na, la vita di comunità — deriva dal terzo, in quanto il ri- conoscimento della funzio- ne della società umana porta con sé anche l’accettazione della realtà naturale, del «mon- do», che non è un male in se stesso od illusio- ne, un qualcosa da respingere o da sfuggire, bensì è uno strumento da adoperare, una ma- teria da impiegare a buon fine e con vantag- gio. Si apre a questo punto il vastissimo setto- re della cosiddetta tecnica, e se non si può ne- gare che anche altri popoli e culture abbiano portato validi contributi allo sviluppo delle scienze, è nondimeno uno dei più significativi titoli di gloria per l’Europa l’avere saputo tro- vare le applicazioni più adatte, facendo pro- gredire sia il sapere sia la prassi quotidiana della vita. Anche in questo caso lo sviluppo non è mai stato rettilineo ed a qualche condanna per di- fetto è seguita qualche esaltazione per ecces- so (per fare un esempio le ripulse medioevali hanno portato anche a rinnegare quello che i dati dell’esperienza viceversa, il tecnicismo moderno sembra che stia per provocare il sof- focamento dello spirito e il suo inaridimento). Però la migliore tradizione europea rimane pur sempre quella dell’« homo faber » ed è quella che sa armoniosamente contemperare la con- templazione e l’azione, il fare ed il vedere, (teoria) in virtù di una « Weltanschauung » otti- mistica ed operosa , giustificatrice della storia come «regnum hominis» ed ansiosa di provve- dere al miglioramento temporale dell’umanità. Tuttavia proprio dal seno di tale visione na- turalistica sgorga una apertura verso ciò che supera il mondo finito e viene postulato un Es- sere trascendente, che è la ragione delle cose create, il fine dell’uomo e delle sue ope- re, il bene su- premo dell’in- tero universo. La cultura eu- ropea è dun- que, nel suo ultimo e mi- gliore coeffi- ciente, fonda- mentalmente teistica non scadendo nel panteismo, né ergendosi (fuori che in pochi e circo- scritti casi) ad una negazione sovvertitrice dei rapporti normali. Anzi le relazioni tra l’uo- mo e Dio sono state impostate, mercè la rive- lazione cristiana di cui l’Europa s’impregnò, in una forma particolarissima quale è quella cor- rente tra il Padre e i figli, e questo ha avuto conseguenze benefiche anche nei settori più strettamente filosofici e culturali. La presenza di un Assoluto, senza negare al- cun valore agli sforzi e finanche alle deviazio- ni, dà all’operare umano un orientamento escatologico per enucleare qualcosa di perma- nente e di definitivo da quello che è legato al- l’episodico e, forse, all’errore; guardando rea- listicamente alla propria condizione, l’uomo europeo deve riconoscere di essere «un padro- ne che serve», il signore della creazione e che è tenuto ad amministrarla come un fattore re- sponsabile, non già può goderne ad libitum. Questo costituisce un grave impegno, ma rap- presenta anche un potente stimolo e se dal travaglio della presente situazione di crisi del- la cultura europea sgorgherà la nuova sintesi contemperante il divino e l’umano, la metafi- sica e la storia, la civiltà e la tecnica, non sa- ranno state inutili le dolorose vicende degli ul- timi secoli e potrà iniziarsi un nuovo ciclo, fe- condo di risultati perché reso esperto dalle esperienze tentate.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=