Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 78 l’insoddisfazione dell’autore anche davanti ai capolavori usciti dal suo genio. Tale ricerca critica — segnalata da noi come la prima nota distintiva della cultura europea — continuò anche dopo la fine del mondo clas- sico ad essere una prerogativa dogli spiriti oc- cidentali e, specialmente nell’età moderna, divenne spesso esagerata ed angosciosa, come troppo facili esempi potrebbero attestare. Ma parlando di contributo individuale alla ricerca si è già posto inevitabilmente in primo piano la personalità dei singoli uomini e con questo stesso si è segnato un altro tipico carattere della cultura europea fin dalle sue origini. An- che in questo caso un confronto con le conce- zioni assolutistiche e collettivistiche del- l’Oriente può servire a mettere in piena luce il grande progresso che è stato compiuto nel mondo dello spirito con lo sboccio del pensiero greco , continuato poi ininterrottamente nei secoli fino ai nostri tempi . Non si vuole dire con questo che gli antichi fossero già giunti a vedere in ogni singolo uo- mo una «persona» (basta pensare ala persi- stenza della schiavitù ed al disprezzo per i «barbari», ossia per quelli che vivevano fuori dell’ambito greco-latino, per convincersene); ma per lo meno era stato avvertito il valore dell’individuo in quanto esso è un portatore di idee ed il costruttore del proprio mondo spiri- tuale. Tale intuizione personalistica fu poi svilup- pata meglio dal Cristianesimo e venne ancora- ta a concetto di creazione e di redenzione; fu stabilito , anzi, che il fine supremo della vita umana dovesse essere la salvezza dall’anima, formula che in altri termini significa appunto la piena realizzazione di ognuno, quale ne sia- no la condizione sociale, la nazionalità e la stessa abbiezione morale in cui un uomo può essere caduto. L’esemplificazione è superflua e, viceversa, non costituiscono una difficoltà alla tesi sostenuta le esagerazioni in cui si cad- de in epoche recenti sopravalutando ipertrofi- camente l’individuo, per un verso, e ritenen- dolo, autosufficiente, o, per l’altro, facendone soltanto un portato dell’ambiente sociale in cui vive. È vero, invece, che l’individuo non è, né può essere un isolato e che la sua personalità non si affermerà mai nel vuoto; ciascuno ha bi- sogno di altri per vivere ed un uomo non sarà mai pienamente tale se non avrà stabilito con gli altri suoi simili molteplici relazioni. Di con- seguenza l’Europeo ha avvertito l’esigenza della comunità come quella di un fattore costi- tutivo della sua forma culturale, e dico comu- nità perché in quel termine possono essere fat- te rientrare le «poleis» greche come la «res publica» romana, i comuni medioevali e le «nazioni» moderne; anche le forme universali- stiche imperiali sorte saltuariamente nei corso dei secoli in Occidente sono state — in quello che esse ebbero di più sano, duraturo e positi- vo — piuttosto una comunità di uomini liberi che una riproduzio- ne delle monarchie orientali (in queste ultime, infatti, il sovrano era conside- rato una persona sa- cra e tiranneggiava i suoi sudditi). La ricca specula- zione dottrinale po- litica europea pre- senta una varietà notevole di posizio- ni tra i singoli pen- satori e racchiude anche contrasti pro- fondi di soluzioni, tuttavia contiene quasi sempre alcuni elementi essenziali e peculiari che la distin- guono e formano il suo vanto; forse si potreb- be affermare che essa ha oscillato sempre tra i due poli che rappresentano l’«acquisto per sempre» realizzato dal pensiero europeo in materia: da una parte, la partecipazione del- l’individuo alla vita statale con un suo contri- buto personale, prezioso ed insostituibile; dal- l’altra la superiorità del gruppo sociale in quanto questo sapeva coordinare le varie vo- lontà in vista di un fine comune. Lo stesso con-

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