Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 74 zione. Eppure II paesaggio è il grande malato d’Italia, come ci ha recentemente ricordato l’ar- cheologo e storico Salvatore Settis. Ogni giorno, infatti, vediamo attorno a noi un territorio sem- pre più deturpato. Sotto gli occhi di milioni di cit- tadini, poche migliaia di speculatori senza scru- poli distruggono il paesaggio italiano. Nella no- stra nazione si è andato radicando un diffuso abusivismo che offende il patrimonio naturale eludendo norme e controlli ed i delitti ambientali si consumano interpretando o modificandole le regole, affinché siano al servizio del partito del cemento sempre più potente. Nell’ultimo quindi- cennio sono state concesse licenze e varianti per milioni di metri cubi di cemento. Siamo di fronte ad una suicida devastazione dello spazio in cui vi- viamo, alla progressiva trasformazione della cam- pagne in un’immensa periferia, ad un processo di desertificazione di colline e montagne, ad una perversa spinta al consumo territorio. Il tutto na- scosto e coperto dalla retorica dello sviluppo e dall’astratta fede in una continua crescita quan- titativa e nelle grandi opere. L’invasione del- l’asfalto e del cemento, sottratta a ogni control- lo, sembra apparire un’ineluttabile calamità na- turale che aggrava i problemi posti dalla morfolo- gia del territorio italiano, già esposto a terremo- ti, eruzioni vulcaniche, alluvioni e altre calamità e impedisce la salvaguardia dell’interesse della collettività in generale. Il tema porta a una ri- flessione sulla prima parte dell’ dell’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani: «Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere della sua famiglia con particolare riguardo all’ali- mentazione, al vestiario, e all’abitazione» e sull’articolo 9 della Costituzione italiana: «La Re- pubblica promuove lo sviluppo delle culture e la ricerca scientifica e tecnica.. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Un ulteriore riflessione può riguardare anche gli articoli 41/42/43/44 dedicati alla proprietà privata e all’uso del suolo: «L’iniziativa econo- mica privata è libera. Non può svolgersi in con- trasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i con- trolli opportuni perché l’attività economica pub- blica e privata possa essere indirizzata e coordi- nata a fini sociali»; «Al fine di conseguire il ra- zionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vin- coli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie... e fissa le norme in materia di danno ambientale». Pare opportuno tener conto anche della legge ordinaria n. 349 del 1986 che defini- sce «l’ambiente come un bene comune». Secon- do questi principi costituzionali il bene comune per eccellenza è il territorio nel quale si vive. Il modo con cui si struttura lo spazio pubblico de- termina le relazioni tra gli individui e la qualità della vita. La proprietà privata nella nostra Co- stituzione è vincolata dall’interesse generale e non appare, quindi, come un diritto di libertà, ma come un rapporto economico. Il richiamo al- la funzione sociale della proprietà pubblica e privata toglie legittimità agli atti di governo del territorio che sottraggono utilità alla collettività in termini di salute, libertà, socialità e dignità del vivere. L’uso predatorio dell’ambiente impe- disce che ciò si realizzi. Diritto all’ambiente si- gnifica diritto ad uno sviluppo sostenibile, al ci- bo e alla salute là dove il territorio, l’acqua e l’aria sono così inquinati da minacciare la vita stessa. Troppo spesso le popolazioni, i lavoratori sono messi di fronte ad un ignobile ricatto che costringe a scegliere tra la vita (nesso tra am- biente e salute) e il lavoro. Il diritto all’ambien- te è un anche impegno per le generazioni futu- re. La nostra responsabilità verso la dimensione del futuro è maturata mano a mano che l’uma- nità ha preso atto di come le risorse siano finite e l’equilibrio della biosfera sia compromesso dalle attività umane. Per difendere il diritto all’ambiente, cittadine e cittadini sono diventa- ti protagonisti di grandi battaglie in cui hanno messo in gioco competenze e passione perché i diritti umani sono la manifestazione di una so- vranità popolare esigente, in cui la partecipazio- ne, che per essere efficace necessita di stru- menti e conoscenze, ma soprattutto di essere indicata come valore. La scuola si trova così ad assolvere un compito importante, anche se, in una logica di rete orizzontale, non dev’essere l’unica agenzia educativa responsabile della for- mazione dell’uomo del futuro.
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