Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 72 zia e che è, a giudizio unanime, «la più bella del mondo », al punto che un famoso costituzionali- sta ed un ancor più noto critico d’arte hanno de- dicato un libro ai primi 12 articoli ed alla loro bellezza, anche letteraria, alla cui stesura hanno contribuito intellettuali come Croce, Marchesi, Calamandrei, La Pira, Dossetti, Einaudi,… (11). Un richiamo particolare viene fatto al nostro patrimonio artistico, di cui parla espressamente l’art. 9, ma che, a giudizio degli autori, si riflette in tutta l’intelaiatura della carta costituzionale. Non basta, però, essere consapevoli di tutto questo. Occorre dare le gambe e attuazione con- creta a quei principi. A chi spetta questo nobile impegno, di infondere nei giovani il desiderio di vivere in un mondo «buono», di abituarli alla con- vivenza civile, ad agire « gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza »? (12) Certamente ai genito- ri, al buon esempio delle Istituzioni, a quanti in qualsiasi modo vengono a contatto coi giovani, ma un ruolo fondamentale investe sicuramente la scuola, nel puntare, in modo particolare, sui valo- ri espressi nei primi 12 articoli della Costituzione, come sollecitava a fare anche l’ex Ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro, raccontando un aneddoto molto significativo in tal senso (13). Quanti esempi, poi, potremmo trovare nella nostra letteratura, ma anche in quella straniera, che ci fanno riflettere, ad esempio, «sull’Europa e le sue radici», ma che costituiscono anche «una alternativa radicale al nostro presente corrot- to »! (14). È, pertanto, la Scuola dell’autonomia ad ave- re il compito di scegliere i metodi e i contenuti per « lasciare il segno » – insegnare- (15) nei bam- bini, negli scolari, negli alunni, negli studenti, in- cominciando dai primi, del rispetto delle regole (16), del senso di responsabilità, del corretto rap- porto con le persone, qualunque sia la loro razza o la loro cultura, ma anche con l’ambiente, con gli animali, con le istituzioni, con l’alimentazio- ne, con la sicurezza, con i media, ai fini di un «nuovo sviluppo culturale dell’umanità», coi ge- nitori, per l’analisi e la scelta, ad esempio, dei cartoni animati. Insomma, è nella Scuola, con insegnanti for- mati, motivati, gratificati sotto tutti gli aspetti per il ruolo importante che è loro affidato, che si costruiscono, in costante e ricercata alleanza con le Istituzioni e con la famiglia (sempre più in dif- ficoltà nella sfida educativa per la complessità della realtà attuale), buoni e solidali «cives», im- pegnati a realizzare, insieme, il bene comune. P.S. Mi sono avventurato nell’argomento affi- datomi dagli amici Insegnanti lunigianesi ricor- rendo, prevalentemente, a scritti di illustri esperti di Scuola e di Dritto o attingendo a rifles- sioni, attinenti al tema, di uomini di Chiesa o lai- ci, per dare autorevolezza e credibilità al mio elaborato. Ho anche rivolto l’attenzione, soprat- tutto, « a ciò che non va », al «brutto, al malesse- re» del nostro tempo da combattere, ben cono- scendo i luminosi esempi, anche recenti, di soli- darietà e di condivisione delle sofferenze. (11) Il costituzionalista Michele Ainis ed il critico Vittorio Sgarbi hanno dedicato un libro («La Costituzione e la bellezza», La nave di Teseo, 2016) ai primi 12 articoli e alla loro bellezza, sotto tutti gli aspetti . (12) Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, art.1 (13) Nell’introduzione al volume «Orientare alla cittadinanza e alla solidarietà», pubblicato dall’AVIS nel 2001, ed. CISCRA), l’allora Ministro della Pubblica Istruzione così scrive: «Un ispettore russo , al tempo degli Zar, andò ad assistere alla lezione di un insegnante di matematica. Al termine, una volta usciti gli alunni, trovò da ri- dire all’insegnante, perché, pur avendo spiegato abbastanza bene il teorema di Euclide, non aveva insegnato ad amare lo Zar , come era possibile fare anche spiegando un teorema. Dal vecchio Ispettore russo si può imparare che non esiste una istruzione senza ricadute sulla complessiva formazione della persona e che essa passa attra- verso il concreto dei progetti e delle realizzazioni nelle classi. Educare alla cittadinanza e alla solidarietà, ecco lo «Zar» della nostra Costituzione repubblicana, si sostanzia attraverso le concrete attività di studio, ricerca, orga- nizzazione che le scuole dell’autonomia devono saper coordinare nella loro offerta formativa». (14) Sulla stessa lunghezza d’onda si pone anche il linguista Gian Luigi Beccaria , che, in « L’italiano in 100 paro- le», Rizzoli, 2014, scrive a pag. 413-415:» I nostri classici sono nostri soccorritori, collaborano a restaurare reti di connessione, quelle che oggi sembrano a tratti sfaldarsi. Dante, Petrarca, Leopardi, Manzoni, Pascoli, Montale, per molti costituiscono un sapere comune, condiviso, che aiuta a una convivenza con se stessi e con la società... Leggere Dante ci fa riflettere sull’Europa e le sue radici, su ciò che costituisce il suo fondamento e il suo collan- te... L’impegno e la passione civile che erompono dalla Commedia sono l’alternativa radicale al nostro presente corrotto, ...in attesa di un futuro migliore». (15) Espressione spesso usata dal prof. Giuseppe Benelli, pontremolese docente all’Università di Genova. (16) L’educazione alla legalità , a giudizio generale, dovrebbe essere l’asse portante di ogni progetto educativo, intendendo con essa una forma di educazione civile caratterizzata dall’obbedienza critica alla legge, dall’eserci- zio responsabile dei diritti e dall’adempimento responsabile dei doveri… Il concetto di legalità è strettamente as- sociato a quello di comunità, complesso di cittadini che stanno insieme perché legati da una storia e da una me- moria comune e dai concetti di responsabilità e solidarietà collettiva… Ecco perché la scuola può trasformarsi in una comunità educativa . (Da «Scuola e Educazione alla legalità», in Collana Regione Toscana « Dove nasce la De- mocrazia », 1999, pag. 4, a cura di Daniele Novara). « Non il fiume, non l’uragano hanno squarciato il grande tronco alle radici, ma le formiche, migliaia di formiche, lavorando ogni giorno assieme . B. Brecht

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