Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 70 LA SCUOLA PER LA CONVIVENZA CIVILE Andreino Fabiani, Socio sezione di Aulla (MS) (Testo delle relazioni dei congressi sezionali UCIIM di Aulla, Massa e Pontremoli) « Lo star bene con gli altri, nella propria cul- tura, nel proprio territorio, in dialogo con le al- tre culture, nella condivisione di valori comuni per raggiungere il miglior benessere possibile, in una condizione di pace » (1). «Una città aperta al sacro, viva negli ideali, animata da una forte tensione etica; una città ar- moniosa nei rapporti fra singoli, tra generazioni, popoli, culture e confessioni religiose diverse; nel suo sviluppo economico, sociale e urbanistico; nel suo impegno a conciliare tradizione e innovazione, passato e futuro, in una sintesi di fedeltà creativa alla propria storia; una città accogliente, capace di dialogo e amicizia, solidale con tutti» (2). Queste due che si possono considerare defini- zioni di modelli di società realizzate secondo i principi della convivenza civile, ad una prima ri- flessione, fanno intendere quanto da essi sia lon- tana la realtà che stiamo vivendo. Ce lo dice anche Papa Francesco, a cui il filo- sofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman attri- buisce la miglior analisi del nostro tempo, fatta sull’aereo che Lo portava in Polonia per le Gior- nate Mondiali della Gioventù (3). È guerra , diceva, la parola che meglio può rappresentare la condizione attuale, una guerra non organica, fra eserciti che si fronteggiano, ma a pezzi, motivata dal denaro, dall’occupazione delle risorse, dalla volontà di governare sulle al- tre nazioni. È un periodo di «bellum omnium contra omnes», che si riscontra anche fra le per- sone, per fortuna non in tutte. Quotidianamente, infatti, assistiamo ad episo- di di diffidenza, di rivalità, di ostilità, a scapito della solidarietà, di divisione al posto della coo- perazione, del «lavarsene le mani» al posto della responsabilità (abbiamo ancora negli occhi il vi- deo delle giovani studentesse che applaudono all’umiliazione di una loro compagna di classe. Secondo recenti studi un ragazzo su due ha subito fenomeni di bullismo; sulla rete se ne registra uno ogni 36 minuti). Quanta prepotenza al posto dell’umiltà, quan- te orecchie tappate al posto del dialogo! Umiltà e dialogo , due valori fondamentali che sembrano alquanto sbiaditi, ma di cui c’è un di- sperato bisogno. Agnese Moro , nel giorno del cen- tenario della nascita del padre Aldo, considerato il politico del dialogo per eccellenza, sottolineava la necessità del loro connubio: « Il dialogo può na- scere solo se ti presenti all’altro con umiltà e ri- spetto, cercando di comprendere che cosa l’altro ti vuol dire, senza considerarlo inferiore o peg- giore o strano o diverso, talmente diverso che non puoi scambiare con lui neanche due parole». Così dovrebbe essere, ma così non avviene e, nonostante la « tradizione biblica e l’umanesimo occidentale da secoli ci ricordino che nessun uo- mo è un’isola, la società contemporanea sembra segnata da una nuova rivoluzione individualista, caratterizzata dalla privatizzazione della vita e dalla autonomia nei confronti delle istituzioni. Si può affermare che ognuno costruisca la pro- pria traiettoria di vita, a danno del senso della comunità» (4). Ed al bisogno di dialogo richiama anche il card. Gianfranco Ravasi a proposito del « supera- mento dello scontro delle civiltà e di un multi- culturalismo statico, per lasciare spazio ad una vera interculturalità multiforme» (5) , alla convi- vialità delle differenze, direbbe don Bello. Questa situazione è resa ancor più grave dal fatto che oggi l’idea di futuro non sempre sembra associata a quella di miglioramento, né per il la- voro né per la protezione sociale né per il reci- proco aiuto né per la sicurezza esistenziale né per la propria identità e cultura. Tutte paure su cui capitalizzano i leader politici e carta stampa- ta, creando ulteriore disorientamento. Molto difficile era la condizione delle persone anche all’indomani della Seconda Guerra Mondia- le (basti considerare che, agli inizi degli anni Cin- quanta, fu addirittura costituita una commissione parlamentare per una analisi sulla miseria , che rivelò una situazione impressionante), ma in esse c’era la speranza per una società migliore, per una vita più confortevole e meno faticosa, Il fu- (1) L UCIANO C ORRADINI , La scuola e l’uomo , nr. 7-8, luglio-agosto, 2016. (2) C ARLO M ARIA M ARTINI , Dalla Croce alla Gloria , vol. 2°, 2007. (3) Mensile JESUS, agosto, 2016. (4) V INCENZO P AGLIA (Pres. Pont. Consiglio per la famiglia), Sorella morte , Piemme, 2016, pag. 133. (5) Citazione dalla rivista dell’A.C. «Il segno».

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