Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
69 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale dichiamo anche una generale concezione della vita. Nella democrazia siamo impegnati non sol- tanto come cittadini aventi certi diritti e certi doveri, ma anche come uomini che debbono ispirarsi a un certo modo di vivere e di compor- tarsi con se stessi e con gli altri. Una democrazia ha bisogno, certo, di istitu- zioni adatte, ma non vive se queste istituzioni non sono alimentate da saldi principi. Là dove i principi che hanno ispirato le istituzioni decado- no, diventano, prima, vuoti scheletri, e rischia- no poi al primo urto di finire in polvere. Possia- mo dire con sicurezza che i principi della demo- crazia siano diventati parte viva del nostro co- stume? Non possiamo non esprimere su questo punto qualche apprensione. Il cittadino non educato. La democrazia si realizza nella pratica di cit- tadini attivi. Nelle democrazie più avanzate e anche nella nostra, si assiste tuttavia all’apatia elettorale di cittadini sempre più passivi, e alla pratica del voto di scambio orientato agli inte- ressi particolari garantiti, in luogo del voto di opinione, basato su una cultura politica e una più ampia educazione democratica. Il ruolo della scuola per la cittadinanza attiva e democratica insieme con l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati), con l’autorità Nazionale Antimafia e quella Anticorruzione è del tutto si- gnificativa e ci ricorda da dove partiamo, quali sono le nostre grandi emergenze, quali sono i veri e propri cancri della nostra società, debel- labili nel lungo termine non con la sola pur ne- cessaria azione giudiziaria di contrasto, ma an- che appunto con la diffusione a livello di massa della cultura della legalità. L’impegno della scuola. Il Rapporto annuale sulla scuola, prodotto dalla fondazione Giovanni Agnelli, ricorda i diva- ri che caratterizzano la scuola italiana e la pe- nalizzano nei confronti internazionali. Fra que- sti, i divari socioculturali : troppo spesso in Italia l’estrazione sociale dello studente conta ancor di più delle sue capacità e ne determina le scel- te formative e il successo scolastico. Ancora più evidenti sono i divari territoriali: essere uno studente del Sud significa partire con uno svan- taggio di 68 punti nelle competenze misurate da OCSE-PISA (l’equivalente di circa un anno e mez- zo di ritardo scolastico) rispetto ad uno studente del Nord, indipendentemente dalle caratteristi- che individuali e della scuola che si frequenta: un dislivello enorme inaccettabile in un Paese avanzato. Il superamento di questi divari colle- gati ad una «educazione continua» consentirà di collocare l’educazione al cuore della società, in modo che l’educazione collochi ciascuno al cuo- re del cambiamento del mondo, al cuore delle strutture della vita.
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