Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

57 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale due espressioni con cui don Milani declina il compito della scuola nella sua funzione di stru- mento privilegiato per la realizzazione del det- tato costituzionale fissato, fra gli altri, con so- lennità dall’articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lin- gua, di religione, di opinioni politiche, di condi- zioni personali e sociali. È compito della Repub- blica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva par- tecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazio- ne politica, economica e sociale del Paese». Utilizzando altre parole, in Lettera a una Professoressa , lo dice con estrema decisione il ragazzo boc- ciato agli esami. Egli racconta, al- la professo- ressa che lo aveva giudi- cato non ido- neo a iscri- versi all’Isti- tuto Magi- strale che avrebbe vo- luto frequen- tare per rea- lizzare il suo sogno d’inse- gnare, di aver speri- mentato l’in- segnamento nella Scuola di Barbiana, dove s’impara insegnando e s’inse- gna imparando. Ha così modo di precisare: «Poi insegnando imparavo tante cose. Per esempio ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia. Dall’avarizia non ero mica vaccinato. Sotto gli esami avevo voglia di man- dare al diavolo i piccoli e studiare per me. Ero un ragazzo come i vostri, ma lassù non lo potevo confessare né agli altri né a me stesso. Mi tocca- va esser generoso anche quando non ero. A voi vi parrà poco. Ma coi vostri ragazzi fate meno. Non gli chiedete nulla. Li invitate soltanto a far- si strada» (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa , Libreria Editrice Fiorentina, Fi- renze 1976, p. 84). Dunque: educare al senso della legalità e al senso politico. Sono questi i fondamenti della prospettiva pedagogica che don Lorenzo Milani elabora direttamente sul campo, nella pratica quotidiana del suo ministero sacerdotale che ha visto e scelto nel primato dell’educazione il car- dine per essere protagonisti attivi della storia. Educare alla legalità significa, in estrema sin- tesi, educare al rispetto delle leggi finché esse sono in vigore e finché non vadano contro ciò che in coscienza viene sentito giusto. Educare alla politica significa immaginare, elaborare e lavorare affinché le leggi possano essere migliorate per costruire una comunità ci- vile sempre più a misura d’uomo. Non è una sfida facile, considerato anche il fatto che puntare soltanto su una delle due im- prese significa essere condannati a educare cit- tadini passivamente ligi a leggi la cui obbligato- rietà viene percepita co- me semplice- mente auto- fondantesi, oppure rivo- luzionari vel- leitari desti- nati a trovare nel cambia- mento sol- tanto un alibi per giustifi- care la pro- pria idiosin- crasia al ri- spetto delle regole. Educare al senso della legalità signi- fica, sostan- zialmente, tornare all’antico insegnamento so- cratico così come ci viene trasmesso da Platone nel Critone, quando gli allievi di Socrate orga- nizzano per lui la fuga dalla prigione in cui viene detenuto a seguito dell’iniqua sentenza che lo ha condannato a morte. A loro, che si recano nel carcere dopo aver corrotto un carceriere per of- frire al maestro il piano di fuga, risponde con di- sarmante semplicità Socrate, immaginando d’in- contrare le Leggi all’uscita della prigione: «Pen- so che mi direbbero così: Socrate, tu ci fai ol- traggio facendo quello che ti disponi a fare. Per- ché noi, dopo averti generato, nutrito e ammae- strato, e messo insieme agli altri a parte di tutti i beni, secondo che potevamo, t’avvisammo […] che nel caso non ti fossimo garbate, ti avremmo dato il permesso di prendere tutta la tua roba e andartene dove ti piace […] Dunque, se uno di

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