Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
55 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale CRESCERE CITTADINI ATTIVI IL MODELLO DI DON LORENZO MILANI Giancarlo Loffarelli, Docente di Storia e Filosofia, Regista, Soggettista I l prossimo 26 giugno 2017 ricorrerà il cin- quantesimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani e, se gli anniversari svolgesse- ro il loro compito di essere occasioni per risco- prire figure e avvenimenti utili per costituire punti di riferimento alla contemporaneità, rileg- gere gli scritti che egli elaborò, quasi sempre in- sieme ai suoi ragazzi, prima della Pieve di San Donato in Calenzano e poi di Barbiana di Vicchio nel Mugello, costituirà un ottimo modo per trar- re importanti suggerimenti relativamente a quelli che furono i maggiori ambiti d’impegno di don Milani: la Chiesa, la Scuola, la Pace. In particolare, il cinquantesimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani potrà essere un’occasione per riscoprire l’importanza che il dettato costituzionale rivestiva all’interno della scelta educativa del Priore di Barbiana e coglier- ne la straordinaria attualità, una volta sgombe- rato il campo dalle purtroppo inevitabili animo- sità che impediscono una riflessione più serena e approfondita. Proviamo, innanzitutto, a rievocare il conte- sto storico e culturale in cui gli scritti e l’opera- to di don Milani vedono la luce: l’Italia che, pur cominciando appena a uscire dalle tragiche vi- cende e dalle drammatiche conseguenze di quelle vicende, distava temporalmente dal fa- scismo, dalla guerra, dalla lotta di liberazione e dallo straordinario momento che produsse la Carta costituzionale repubblicana un tempo che è circa un terzo di quello che ci separa, oggi, dai tempi di don Milani. Gli anni del percorso di ricostruzione mate- riale e spirituale dell’Italia appaiono compiuti e l’Italia sembra ormai avviata verso una pro- spettiva di sviluppo economico percepita da tutti come inarrestabile, capace di far cresce- re il Paese e, con esso, tutti i suoi cittadini. La percezione di don Lorenzo Milani, però, è decisamente diversa da quella che i giornali e l’unica televisione nazionale del tempo rac- contano con pacata determinazione. L’Italia conosciuta da don Lorenzo Milani, quella agri- cola e pastorale dell’entroterra toscano, pur così vicina a una delle più importanti città del- la penisola, gli appare destinata a restare ai margini di quell’annunciato progresso, quasi che esso, ammesso che vi sarà, passerà a pochi chilometri dalla sua Barbiana e non imbocche- rà mai quella stradina che proprio lui e i suoi ragazzi, con le loro mani, hanno da poco allar- gato, trasformando il sentiero che conduceva a Barbiana in una strada che adesso, con po’ di fatica, può persino essere percorsa da un’auto- mobile. È lì che don Lorenzo e i suoi ragazzi vivono, insegnano, imparano, crescono insieme: in que- sto mondo che continuerebbe a vivere nel seco- lo passato se quel giovane sacerdote non avesse deciso di portarlo dentro la storia con l’obietti- vo ben preciso di fare di quei ragazzi dei prota-
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