Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 54 giuridiche, storiche, politiche. Non si sot- tolineeranno mai abbastanza la necessità di perseguire questo obiettivo con la mas- sima determinazione e la responsabilità della scuola in questo ambito. Anche se l’azione della scuola non ha più la forza di un tempo, essa continua tuttavia a eserci- tare una insostituibile funzione culturale al servizio dell’istruzione, dell’informazio- ne, della trasmissione dell’eredità del pas- sato. Soltanto mediante una buona forma- zione culturale generale affiancata dalla conoscenze relative alla vita politica e dal- la costruzione del senso critico personale si possono gettare le casi per diventare un cittadino attivo e cioè capace di parteci- pare alla vita sociale da cittadino e non da suddito o da semplice consumatore. I documenti elaborati a livello interna- zionale in materia di civic education entra- no in maggiori dettagli suggeriscono in particolare la formazione di quattro com- petenze: la padronanza delle fondamen- tali conoscenze di tipo giuridico e politi- co; la capacità di orientarsi nei processi sociali e culturali del nostro tempo; il ri- spetto delle regole proprie della vita asso- ciata; la conoscenza dei princìpi e dei va- lori su cui si basano i diritti inalienabili degli uomini. Di qui la promozione di com- petenze sociali attive che si possono speri- mentare anche nel microcosmo della clas- se: la capacità di ascoltare gli altri e di discutere senza prevaricazioni, di risol- vere i conflitti in modo democratico, di ri- spettare le norme che garantiscono a tutti i medesimi diritti. Queste competenze rischiano tuttavia di restare a un livello formale e del tutto esteriore se non sono sostenute dalla no- zione di bene comune da cui derivano. Il bene comune non è dato semplicemente dalla massimizzazione dei progetti indivi- duali che possono essere perseguiti senza interferire l’uno con l’altro nella assolutiz- zazione del principio della libertà di scelta individuale, bensì dall’impegno dei vari soggetti in opere comuni, costruendo e rinsaldando rapporti solidali di comunità (Alici, 2007; Caselli, 2009). La conquista della «vita buona» - e di conseguenza le azioni formalizzate e non volte a promuoverla - non si esaurisce nel- la sola azione scolastica. Esse sono infatti parte di una funzione sociale diffusa e tra- sversale che chiama in causa i diversi atto- ri e i diversi ambiti in cui essi operano, ciascuno con i propri ruoli, valori, specifi- cità, accomunati dalla ricerca di comple- mentarietà e sinergie sul terreno della so- cialità, relazionalità, reciprocità. Di qui la necessità che la terza «E» gar- dneriana - e cioè l’impegno attivo - si svol- ga entro una socialità più ampia di quella scolastica e familiare. Si tratta, in parti- colare, di proporre ai giovani esperienze utili per «provarsi» in iniziative di cittadi- nanza attiva mediante iniziative di vario genere e da svolgere in ambiti diversi co- me, per citare solo qualche esempio, il vo- lontariato, la tutela ambientale, la pro- mozione culturale, la partecipazione a va- rie forme di associazionismo. Sono ben consapevole che esistono ri- schi oggettivi nella certificazione a fini scolastici delle attività svolte al di fuori della scuola, non sempre coerenti con le finalità ufficialmente dichiarate oppure gestite in modo talora disinvolto. L’espe- rienza suggerisce di procedere perciò con molta cautela. Occorre però chiedersi se per evitare l’eventualità di qualche abuso, la scuola non finisca per compiere una scelta ancor più discutibile quando rinun- cia alle potenzialità educative delle espe- rienze svolte in ambiti extrascolastici. La loro validità educativa si svolge su un doppio piano. Da una parte esse consento- no al giovane studente di sperimentare al- cuni vincoli di responsabilità entro conte- sti non formalizzati, ma forniti di precise regole. Dall’altra favoriscono la possibilità di scelta e dunque l’esercizio della liber- tà personale entro spazi più ampi di quelli scolastici: un timido approccio in chiave personalizzante finalizzato ad aiutare lo studente a scoprire se stesso e le proprie vocazioni. In un mondo appiattito sui consumi, sul- le mode veicolate dai grandi media, spesso a rischio di omologazione degli stili di vita, non è forse inutile proporsi di far incontra- re i giovani con qualcosa o qualcuno capaci di suscitare una risposta personale.

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