Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 48 scontrino, le realtà familiari e sociali divergano: a scuola è necessario che si insegni che il futuro lo si costruisce insieme, perché non esiste un fu- turo per uno se non c’è per l’altro e per tutti. La Costituzione deve insegnare che per vivere la scuola è essenziale riscoprire proprio la defini- zione di scuola come comunità: in una scuola l’isolamento, anche dovesse essere splendido e dorato, genererebbe il senso dell’inesistenza stessa della comunità, farebbe mancare il fon- damento primario dell’istituzione scolastica. È urgente, oggi, riscoprire una verità della vita che interpella ognuno anche a scuola: la perso- na cresce e matura nella misura in cui si dona agli altri e per gli altri. Occorre, quindi, che qualcuno ci metta la faccia e che, incarnandolo, renda quell’ I Care di don Lorenzo Milani una re- altà. Al tempo d’oggi, più che mai, vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore delle sfide scolastiche, come fermento di testi- monianza della vita cristiana, ci migliora come credenti e rende feconde le nostre comunità scolastiche. Fare questo non è diverso da com- piere ciò che hanno fatto i nostri padri costi- tuenti: cogliere le sfide del tempo e mettersi al servizio di un Paese chiamato a guardare in alto. È dunque importante riprendere la Costitu- zione a scuola per tanti motivi, ma ancora su uno mi vorrei soffermare: l’Italia che oggi siamo abituati vedere tutti i giorni, che siamo abituati anche a dare per scontato come se diversamen- te le cose non sarebbero potute andare, è l’esi- to anche di quello che è stato scritto tra il 25 giugno del 1946 e il 31 gennaio del 1948. Credo che oggi questa consapevolezza possa sfuggire. Parlare della Costituzione, invece, significa par- lare di come è nato questo nostro vivere insie- me, significa parlare della nostra cultura. I padri costituenti crearono lo stato democratico e co- stituzionale in cui tutti possono vivere da uomini liberi. Crearono uno stato che, come disse Cala- mandrei, debellasse il dolore e producesse il mi- nor stato di infelicità possibile. Quel periodo è stato un periodo mirabile che mi spinge a pro- porre un parallelismo: a scuola oggi ci sono tan- te persone che hanno come unica missione di portare a casa una buona pagella. Anche allora, probabilmente, c’erano tanti uomini e donne che pensavano a vivere una vita il più possibile tranquilla. Ma ce ne furono anche tanti altri che, invece, ritenne- ro importante «par- tecipare» e sporcarsi le mani, combattere e sacrificarsi, piutto- sto che chiudersi in un comodo pensare a se stessi. Ecco, que- sti uomini nella scuo- la di oggi devono es- sere raccontati come esempio. Se la scuola deve essere davvero palestra di vita, se deve aiutarci a di- ventare cittadini di domani, uomini e donne che non hanno paura delle altezze, credo che sia ne- cessario non lasciare prender polvere sulla libre- ria ai testi di Platone, il quale ci ammoniva, dal- l’alto della sua autorità, che la politica è fare la propria parte, secondo le predisposizioni natura- li di ognuno. Per fare la nostra parte possiamo partire adesso, dai banchi di scuola. Siamo chia- mati a guardare in alto, ma la scuola deve inse- gnarci a farlo, perché oggi nessuno sa sollevare lo sguardo (cfr. Libro del profeta Osea). La Costituzione spiegata a scuola, oggi, deve servire a far sentire ogni studente chiamato a seguire i sogni alti degli uomini e delle donne che la scrissero, la storia grande che loro inizia- rono per noi. Leggere la Costituzione e la sua storia è opportuno per «sentirsi insieme con gli altri»: questa è la politica, diceva Foa, e il suo degrado è proprio nell’agire pensando di essere soli e nel pensare solo a sé stessi. E che diffe- renza c’è tra queste parole, e quelle di don Lo- renzo in Lettera a una Professoressa, in cui dice: «Per esempio ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia» ? Oggi ser- vono alla scuola studenti che hanno sogni gran- di, che pensano al di là delle fatiche quotidiane, che vedono un progetto, che hanno in mente una direzione e hanno la pazienza di mettervisi in cammino con gioia. Oggi sogniamo una scuola che insegni la partecipazione armoniosa di tutti, che porti a un bene che vada oltre al singolo, che è un bene sempre in progressione e che non ci si può stancare di cercare.
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