Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
47 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale mini di domani. Crediamo che la scuola non sia il luogo delle nozioni teoriche, della sopporta- zione reciproca, ma molto di più: la scuola per noi è la palestra della nostra maturazione, il luogo dove ognuno può sperimentare le gioie e le fatiche della democrazia, gli sforzi e la grazia di una vita all’interno di una comunità, la soddi- sfazione e l’impegno di sentirsi parte imprescin- dibile di qualcosa di più grande. Nella scuola siamo chiamati a non sentirci soli, ma insieme! Uniti per qualcosa di più grande. La scuola di oggi corre il rischio di essere considerata un luo- go il cui insegnamento rimane fine a se stesso. Pertanto, c’è il rischio che la scuola sia vista non come un luogo abitabile, ma soltanto un luogo di passaggio. Alla scuola oggi rischia di mancare quella prospettiva alta che don Loren- zo tentava di insegnare ai suoi ragazzi: la scuola è il luogo privilegiato dove potersi preparare a essere uomini e donne consapevoli; la scuola è il luogo dove si può imparare l’arte fondamentale del dialogo. La Costituzione della Repubblica italiana, og- gi, ha ancora tanto da insegnare agli studenti: essa è il frutto di un compromesso alto, voluto per l’esigenza di un obiettivo più grande. L’as- semblea costituzionale ha prodotto una carta il cui contenuto è un meraviglioso accordo fra per- sone e gruppi che, pur comportando reciproche rinunce, ebbero la volontà congiunta di raggiun- gere un fine comune superando le divergenze ideologiche. C’è un notissimo episodio che rap- presenta alla perfezione questo spirito di dialo- go e attenzione reciproca tra le varie parte coinvolte. Si tratta della proposta di Giorgio La Pira di far precedere il testo costituzionale dalla premessa: «In nome di Dio il popolo italiano si dà la presente Costituzione». Proprio questo è un esempio di ricerca di un bene superiore: pre- sentata solo dopo la fine delle votazioni sugli ar- ticoli della Costituzione, non contenente riferi- menti a una specifica religione, La Pira avrebbe voluto che la frase introduttiva fosse adottata «per acclamazione o unanimemente». Trovatosi dinanzi a diverse obiezioni, malgrado il proprio profondo convincimento sulla sua opportunità («Ho compiuto secondo la mia coscienza il gesto che dovevo compiere», disse), ritirò la proposta poiché ritenne che non si possa mettere ai voti un richiamo del genere e per evitare di mettere a rischio l’intero testo costituzionale. Allo stesso modo Vittorio Foa, eletto nella costituente co- me membro del Partito d’Azione, in un’intervi- sta del 2005 ricordava con tenerezza e orgoglio il suo compito di Padre Costituente: «Io sono en- trato molto giovane alla Costituente subito dopo la guerra di liberazione, ma avevo dietro di me molte vicende… C’erano dei conflitti molto forti nella Costituente, tra destra e sinistra, con ac- centi molto duri, spesso personali, ma la cosa che mi colpì subito fu che mentre al mattino si discuteva della politica di governo, quindi con forte conflitto tra destra e sinistra, al pomerig- gio si lavorava alla stesura delle regole serena- mente. Quando ci impegnavano nelle regole di- ventavamo tutti per così dire amici tra noi». «Quando ci impegnavamo nelle regole diven- tavamo tutti per così dire amici tra di noi»: que- sta credo sia una chiave di lettura importante nel pensare la Costituzione legata alla scuola. La Costituzione è un esempio di partecipazione tra persone, ideologie molto distanti che però avevano un obiettivo comune più alto. Sono con- vinto che questo rischi di mancare nelle nostre scuole oggi: la consapevolezza che spendere energie per dialogare sia una fatica proficua, una fatica che porta a qualcosa. Noi giovani stu- denti, oggi, probabilmente sentiamo la Costitu- zione come qualcosa di lontano, qualcosa scritto tanti anni fa, qualcosa di distante. Eppure oggi la Costituzione avrebbe tanto da insegnare, a partire da come che è stata scritta: insieme. Quei grandi uomini, usciti da un conflitto mon- diale, avevano lottato contro il totalitarismo ri- manendo impermeabili al disfattismo diffuso di chi diceva: «Tanto è uguale»; o «Non cambierà mai niente». Credevano invece che per costruire un’Italia migliore, servisse incarnare la speranza di un Paese diverso, servisse il molteplice appor- to di tutti coloro che credevano possibile il cam- biamento e che questo cambiamento sia un compito che spetta a ciascuna persona di buona volontà. Quanto sarebbe importante, nelle scuo- le di oggi, parlare un po’ di più di Giorgio La Pira e Vittorio Foa! Quanto sarebbe utile, aiutare noi studenti a comprendere che la politica è qualco- sa di molto più alto e ideale, rispetto al teatrino che spesso vediamo messo in scena nei talk show in TV! La Costituzione è impregnata dello spirito di rivincita di grandi uomini che, con la resistenza prima e con la democrazia e l’intelligenza poi, sono stati in grado di ridare al nostro Paese, una credibilità, un’identità, una storia, un’anima. Questi uomini avevano sogni alti, vedevano oltre le macerie la possibilità di ricostruire. È la sto- ria di questi uomini, la storia di come è stata scritta la Carta che va raccontata a scuola: per- ché nella scuola, istituzionalmente definita co- me una «comunità», ogni studente può trovare nell’altro (che sia il compagno, il professore, il dirigente o il membro del personale) una perso- na con cui dialogare e confrontarsi. Non importa quanto i pensieri siano distanti, gli stili di vita si
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