Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
45 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale rebbe opportuna, poi, un’alleanza, un patto tra scuole e tra scuole e istituzioni. Invece di consi- derare gli altri istituti come concorrenti, essi possono essere partner; invece di pensare che i soldi spesi nella scuola sono buttati via, occorre investirli meglio perché sono il modo migliore, insieme ai fondi per la famiglia, per garantire un futuro al nostro Paese. La scuola è la prima comunità in cui si apprende l’arte dell’amicizia civile, l’appartenenza a un gruppo più vasto di quello familiare: se una simile esperienza av- viene nel degrado e nel disinteresse, quello che viene seminato potrebbe essere raccolto tra an- ni sotto forma di disagio e di rabbia» (11). La famiglia nella scuola ha bisogno quindi di ascolto positivo, di riconoscimento, di legittima- zione: serve che venga considerata una risorsa da coinvolgere, non un soggetto da mantenere estraneo. «Se vogliamo produrre una socializzazione educativa che abbia la qualità di un bene rela- zionale, dobbiamo valorizzare il capitale sociale (familiare, comunitario, civico) dei genitori, e non difenderci da esso o cercare di immunizzare i processi di socializzazione scolastica dai conte- sti relazionali dei ragazzi, in vista di un’astrat- ta libertà e uguaglianza fra di essi. L’uguaglian- za educativa perseguita attraverso una attiva indifferenza a quelle reti sociali dei ragazzi co- munque va a detrimento di quegli orientamenti e azioni pro sociali che hanno esternalità positi- ve sull’intera comunità locale» (12). In questo senso la parola «alleanza» conduce anche alla grande sfida della «continuità educa- tiva», modalità di interazione tra scuola e fami- glia che meglio riesce a valorizzare il capitale sociale delle famiglie all’interno dei percorsi formativi ed educativi delle nuove generazioni. «Per poter esaminare il ruolo attivo della fa- miglia come produttore di capitale sociale uti- lizzabile nella scuola intesa come investimento – cioè per migliorare sia la riuscita scolastica che la spendibilità della formazione – è necessa- rio accettare l’ipotesi che la famiglia sia un soggetto attivo nella costruzione di un clima scolastico caratterizzato da un ethos positivo, cioè da un insieme di caratteristiche interne al- la scuola che hanno un’influenza positiva sui ri- sultati degli alunni […] Nel valutare l’incidenza del clima scolastico, e del ruolo in esso giocato dal capitale sociale prodotto dalla famiglia, sembra opportuno sottolineare che tra i compiti di sviluppo dei bambini la dimensione cognitiva e quella etica, collegata ai valori, non sono scindibili […] è impossibile separare i compiti di socializzazione da quelli di apprendimento […] scuola e famiglia sono le più importanti istitu- zioni in cui i ragazzi passano il tempo dello svi- luppo, e debbono collaborare per massimizzare gli esiti educativi positivi e minimizzare quelli negativi. La scuola ha il compito di facilitare il processo di acquisizione delle competenze acca- demiche, ma anche sociali ed emotive, lo svi- luppo del carattere, l’approccio positivo nei confronti della vita e il legame con la comunità, e non può farlo né da sola, Né senza tenere con- to dei diversi mondi vitali di cui il bambino è partecipe, la famiglia per prima. Da questo punto di vista la continuità educativa gioca un ruolo importante.[…]» (13) . Alla famiglia rimane quindi una duplice richie- sta: non venir meno al proprio compito educati- vo, perché oggettivamente insostituibile, ma al contempo sfuggire alla tentazione dell’autonomia e dell’autoreferenzialità; nella società contem- poranea nessun attore educativo può pretendere di bastare a se stesso, ma tutti devono riconosce- re gli altri soggetti ed interagire con loro. Questo ovviamente chiede apertura e condivisione di lin- guaggi, nel rispetto e nel riconoscimento recipro- co. In effetti, su entrambe le direttrici emergono fragilità reali da parte delle famiglie, che le ri- flessioni precedenti non risolvono, anzi, per certi versi aggravano: in altre parole non tutte le fami- glie si assumono il compito educativo prima ricor- dato, né sono in grado di aprirsi al contesto esterno. Ma questa consapevolezza implica un lo- ro rilancio, non una loro marginalizzazione. Per- ché sappiano riconoscere e adempiere a quella responsabilità educativa che è indissolubilmente legata all’essere famiglia: «Anche se i genitori hanno bisogno della scuola per assicurare un’istruzione di base ai propri figli, non possono mai delegare comple- tamente la loro formazione morale. Lo svilup- po affettivo ed etico di una persona richiede un’esperienza fondamentale: credere che i propri genitori sono degni di fiducia. Questo costituisce una responsabilità educativa […] (AL, 263)» . (11) R. P RESILLA , Il senso di un percorso , documento elaborato all’interno del percorso di riflessione della Chie- sa italiana sulla scuola nel biennio 2013-2014, reperibile sul web (www.lachiesaperlascuola.it ). (12) P. D ONATI , Introduzione. Chi e come valorizza il capitale sociale nei processi di socializzazione delle nuove generazioni? , in P. D ONATI , I. C OLOZZI (a cura di), Capitale sociale delle famiglie e processi di socializza- zione. Un confronto tra scuole statali e di privato sociale , FrancoAngeli, Milano, 2006, p. 16. (13) L. R IBOLZI , Famiglia, scuola e capitale sociale , in P. D ONATI (a cura di), Famiglia e capitale sociale nella società italiana , Edizioni San Paolo, Cinisello B. 2003, pp. 212-213.
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