Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 44 stituiscono un capitale sociale di tipo prima- rio . Nella misura in cui tali caratteri diventano catalizzatori di una reazione a catena che porta le famiglie ad aprirsi all’esterno ad una solida- rietà più ampia, comincia a generarsi un capita- le sociale secondario , il cui valore si incremen- ta man mano che i legami si svincolano da un codice d’azione particolaristico, diventando ri- sorsa di tipo comunitario ed arrivando, così, ad incidere profondamente sul benessere dell’inte- ra società (capitale civico o generalizzato) » (8). Educare alle virtù sociali tra famiglia e scuola «Possiamo riassumere il quadro delle virtù sociali che ineriscono alla vita familiare e si sprigionano da essa dicendo che la vita familia- re educa alla generosità verso il prossimo, porta al riconoscimento dell’Altro, stimola le virtù che hanno a che fare con la capacità di perse- guire un progetto sensato assieme agli altri, esige un continuo allenamento nelle virtù che servono da mezzi per realizzare gli scopi della vita (come la pazienza, la costanza, il giusto calcolo nell’uso delle risorse, ecc., in quanto ri- chiesti dalle relazioni familiari). […] La relazio- ne famigliare genera un clima caratterizzato da fiducia, cooperazione, reciprocità, dentro il quale crescono le virtù personali e sociali. Sen- za il clima proprio della famiglia, le virtù per- sonali e sociali diventano più difficili e a volte impossibili da mettere in pratica» (9). Parlare di virtù sembra oggi fuori moda, ma di fatto è una dimensione decisiva della struttu- ra morale delle persone, che sono così chiamate ad una responsabilità personale e ad un agire costruttivo. Lo ricorda anche la recente Esorta- zione apostolica Amoris laetitia, parlando delle responsabilità educative della famiglia. «L’educazione morale è un coltivare la libertà mediante proposte, motivazioni, applicazioni pratiche, stimoli, premi, esempi, modelli, sim- boli, riflessioni, esortazioni, revisioni del modo di agire e dialoghi che aiutino le persone a svi- luppare quei principi interiori stabili che possono muovere a compiere spontaneamente il bene. La virtù è una convinzione che si è trasformata in un principio interno e stabile dell’agire. La vita virtuosa, pertanto, costruisce la libertà, la forti- fica e la educa, evitando che la persona diventi schiava di inclinazioni compulsive disumanizzanti e antisociali. Infatti la dignità umana esige che ognuno “agisca secondo scelte consapevoli e libe- re, mosso cioè e determinato da convinzioni per- sonali” (GS, 17)» (AL, 267). Ma la famiglia da sola non basta, per genera- re bene comune: essa ha bisogno di dialogare con la società nel suo complesso. In particolare l’interazione tra famiglia e società nel generare bene comune trova nella scuola un primo ambi- to strategico di possibile riconoscimento reci- proco. Anzi, è proprio nella relazione tra fami- glia e scuola che maggiormente e prioritaria- mente può innescarsi un circuito virtuoso di al- leanza famiglia – società, oppure, in caso di fal- limento, i peggiori distanziamenti, estraneità o conflitti. Lo ricordava lo stesso Papa Francesco, con efficacia e semplicità, come è suo stile, nel grande incontro con le famiglie in Piazza San Pietro, a maggio 2014, dedicato alla scuola. «La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reci- proco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello: Per educare un figlio ci vuole un villaggio . Per educare un ra- gazzo ci vuole tanta gente: famiglia, insegnanti, personale non docente, professori, tutti!» (10) . In questa sfida educativa che hanno di fronte sia la scuola che la famiglia, che ha come obiet- tivo la costruzione di nuovi cittadini adulti, re- sponsabili e liberi, capaci di generare bene co- mune, la parola chiave è quindi alleanza , tutta da scoprire, tutta da costruire, oltre le fragilità e le autoreferenzialità – pur presenti, e spesso molto forti – in entrambi gli ambiti. «Occorre un’alleanza educativa, a due livel- li. Anzitutto un’alleanza tra famiglia e scuola, che superi il confronto tra la stanca demotiva- zione degli insegnanti e il narcisismo iperpro- tettivo dei genitori, in favore di una collabora- zione a far crescere i figli: una volta gli alunni avevano paura di portare un brutto voto a casa, perché i genitori avrebbero preso la parte dei professori (e viceversa); oggi è più probabile il contrario. Un’alleanza tra scuola e famiglia fa- vorirebbe la compartecipazione tra le due figu- re di educatori, i genitori e gli insegnanti. Sa- (8) G. R OSSI , La famiglia come valore aggiunto , in DIESSE Lombardia, Scuola – Genitori: un’alleanza possibile? , Quaderni di DIESSE Lombardia, n. 4, dicembre 2007, p.34. (9) P. D ONATI , La famiglia e le virtù sociali , intervento al Sesto Incontro Mondiale delle Famiglie, Città del Mes- sico 2009, in Familia et Vita , anno XIV, n. 2-3/2009, pp. 242-243. (10) Papa Francesco, Discorso al mondo della scuola italiana , Piazza San Pietro, Roma, 10 maggio 2014.
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