Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
43 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale dei propri membri e della società» (3) . Contro ogni concezione secondo cui «il bene comune non sia nient’altro che la proiezione e la convergenza di individui liberati da ogni vin- colo sociale,… il bene comune deve essere co- stantemente generato e rigenerato attraverso dei processi sociali in cui sia data la centralità alla persona umana, alle sue relazioni di mondo vitale e alle sue formazioni sociali, quelle che fanno la società civile… questi beni sono, e non possono non essere, beni relaziona- li, perché possono essere prodotti e fruiti sol- tanto assieme da coloro che sono interessati ad essi… [Questa] non è una idea concertativa… ti- pica dell’assetto democratico neo-corporativo… il criterio per individuare il bene comune come bene relazionale si basa sul principio di reci- procità positiva, e non su quello dell’uguaglian- za delle opportunità individuali, che è proprio dell’individualismo istituzionalizzato» (4). Il tema del rapporto tra società e famiglia emerge quindi non come uno dei tanti luoghi di vita che segnano l’agire sociale, ma come uno snodo insostituibile per una «civiltà dell’umano», capace di difendere la persona dal totalitarismo del potere politico e del potere economico. «Una famiglia quindi prima di tutto soggetto propositivo e generativo di bene comune, e non un luogo fragile, impaurito e in inerte attesa di sostegni dall’esterno. Molte famiglie sono già oggi capaci di questa generatività sociale, mol- te di più sono chiamate a diventarlo. La Fami- liaris consortio nel 1981 esortava le famiglie di- cendo: «Famiglia, credi in ciò che sei», e preci- sando che essa «è posta al servizio dell’edifica- zione del Regno di Dio nella storia, mediante la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa» (FC, n. 49). Lo stesso San Giovanni Pao- lo II, vent’anni dopo, proseguiva, sollecitandole con maggiore urgenza: «Famiglia, diventa ciò che sei!» (San Giovanni Paolo II , Incontro con le famiglie , Roma, 20 ottobre 2001) (5) . La natura e il significato della famiglia vanno dunque oltre la dimensione privatistica per rive- stire il compito di soggetto sociale, in quanto i suoi scopi e le sue funzioni, a partire dalla fun- zione generativa, educativa e di cura, sono es- senzialmente al servizio del bene comune. In questo la famiglia è, a modo suo proprio, una “società sovrana”. Essa precede lo Stato perché le sue funzioni sono prioritarie rispetto agli altri istituti sociali, Stato incluso. Essi da un lato non possono né devono intervenire là dove la fami- glia basta da sola, né devono sottrarre alle fami- glie quei compiti che esse possono ben svolgere da sole o liberamente associate (è questa la ra- tio del principio di sussidiarietà); dall’altro lato, devono esercitare nei confronti della famiglia tutte quelle azioni di sostegno, promozione e stimolo – siano esse economiche, sociali, educa- tive, politiche e culturali – di cui la famiglia ha bisogno per far fronte in modo umano a tutte le sue responsabilità. Si tratta di una vera e propria «eccedenza generativa», vale a dire di una capacità della fa- miglia di far nascere non solo legami e capacità solidaristiche interne, ma di produrre anche orientamento pro-sociale, solidarietà verso gli altri, una crescita del «capitale sociale» (6) di cui benefica l’intera collettività. Si può parlare anche, a ragione, di un deciso «valore aggiunto» (7) della famiglia per la società tutta. «L’eccedenza generativa propria della fami- glia non si manifesta soltanto nella capacità di generare figli, piuttosto, si esprime adeguata- mente quando i soggetti agiscono nell’intento di promuovere il benessere della famiglia nel suo complesso, ovvero quando sono in grado di generare un benessere che eccede la somma al- gebrica dei ‘benesseri’ di ciascun membro. A partire da questa prima autentica sua manife- stazione, la tensione generativa può poi esitare in pro socialità, quando le relazioni con il ‘mon- do circostante’ appaiono improntate all’apertu- ra, allo scambio solidale, alla reciprocità, al do- no, alla condizione e alla solidarietà, in sintesi al capitale sociale. Più precisamente, possiamo affermare che relazioni familiari improntate al- la fiducia, orientate alla generatività, capaci di produrre un benessere di tipo relazionale, co- (3) Pontificio Consiglio per la Famiglia, Carta dei Diritti della famiglia , Preambolo, par. E, Roma, 22 ottobre 1983. (4) P. D ONATI , Una nuova mappa del bene comune: perché e come dobbiamo rifondare lo Stato sociale , rela- zione alla 45. Settimana Sociale, Pisa Pistoia, 18-21 ottobre 2007. (5) F. B ELLETTI , La famiglia costruisce la società. Un valore «aggiunto» per tutti , Edizioni San Paolo, Cinisello B. 2015, pp. 36-37. (6) Il concetto di capitale sociale è di grande interesse, nella contemporaneità, e il ruolo della famiglia nella sua generazione è particolarmente importante. Una approfondita e tuttora molto valida trattazione del tema si trova nell’ Ottavo Rapporto Cisf sulla famiglia in Italia (P. D ONATI - a cura di-, Famiglia e capitale sociale nella società italiana , Edizioni San Paolo, Cinisello B. 2003) (7) Come nel caso dell’espressione «capitale sociale», la formula «valore aggiunto» è squisitamente economica, e tende ad evidenziare che il valore della famiglia è misurabile e rilevante anche in termini sociali, politici ed economici (purché non esclusivamente monetari e/o utilitaristici).
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