Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale le loro famiglie e l’intero quartiere, per il gran- de lavoro svolto in preparazione di questo even- to. Sono contento, cari ragazzi, di essere qui nel giorno in cui, ufficialmente, la vostra scuola prende il nome di Davide Sannino e saluto con affetto i familiari qui presenti. Davide, uno di voi, è stato ucciso a 19 anni perché ha guardato in faccia chi stava rubando il motorino di un suo amico. È stato ucciso perché ha tenuto la testa alta. Lo hanno ucciso per farci abbassare la testa. Ma non possiamo rinunciare a essere donne e uomi- ni liberi, come ha testimoniato anche, trenta anni fa, il giovane giornalista Giancarlo Siani. Liberi dalle mafie, dalle cosche, da ogni con- dizionamento illecito. Voglio ripeterlo con forza mentre Nicola Barbato, della Polizia di Stato lot- ta per la vita: a lui va affetto e riconoscenza. Stava proteggendo con un collega il negozio di un commerciante che chiede semplicemente di svolgere con libertà il proprio lavoro. La scuola è presidio di legalità. È il luogo do- ve apprendere che possiamo farcela. La scuola è dignità. La camorra e le mafie possono essere sconfitte. La camorra e le mafie saranno scon- fitte. E voi, giovani di Napoli, sarete alla testa di questa storica vittoria. Napoli è una città meravigliosa, che ha nella sua storia, e dunque nel suo dna, la forza e la cultura per avviare una nuova stagione da prota- gonista ed essere traino per le forze migliori del Mezzogiorno. Napoli è una città con forti contra- sti, con ferite da sanare. Ma la sua bellezza è un valore mondiale. Impegnatevi a coltivare la speranza di co- struire un mondo migliore, la speranza di un’amicizia che vinca la sopraffazione, di un ri- spetto che riconosca la dignità di ciascuno, so- prattutto di chi oggi ha di meno. Ha già perso chi si intruppa nelle gang giova- nili, chi cerca la droga, chi spaccia violenza, chi si fa strumento di criminali. La vita è davanti a voi. Scegliete la vita e non la morte. Ai ragazzi del Sud in particolare voglio dire che, se la scuola è l’opportunità più grande di sviluppo del Mezzogiorno, e se la crescita del Sud è condizione indispensabile per un pieno ri- lancio del nostro Paese, allora voi giovani stu- denti siete la speranza concreta di un nuovo svi- luppo per l’Italia intera. La scuola è decisiva per tutti i giovani nel no- stro Paese. L’istruzione è una pietra angolare del patto di cittadinanza, e rientra a pieno tito- lo tra i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione. Ha fatto bene Flavio Insinna a ri- cordare poc’anzi l’art. 34. Una scuola che funziona bene contribuisce a ridurre le disparità e favorisce la mobilità socia- le, nel senso di offrire opportunità ai più meri- tevoli. Una scuola che funziona male, invece, accentua gli squilibri e crea barriere. Diceva don Lorenzo Milani che, «se si perde gli ultimi, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati». La grande sfida della scuola sta nell’equili- brio, difficile ma decisivo, che tiene insieme in- clusione ed eccellenza. Su questo il sistema ita- liano di istruzione viene messo alla prova e deve dare il meglio: includere, offrendo a tutti le stesse opportunità educative, senza appiattirsi verso il basso; coltivare le eccellenze, affinché esse possano manifestarsi, progredire e contri- buire così al benessere sociale. Di questo sistema le famiglie non sono spet- tatrici passive, né semplici utenti. In questi anni abbiamo avvertito le difficoltà del patto di fidu- cia tra strutture scolastiche e famiglie ed è compito della scuola e dei genitori ricostruirlo appieno. Permettetemi di ringraziare i vostri insegnan- ti. E il personale che lavora accanto a loro negli istituti di ogni ordine e grado. Vi sono state dif- ficoltà in questi anni, lo so bene. Anni in cui la crisi economica ha penalizzato oltremisura il pa- trimonio della scuola. Anni nei quali si sono ac- centuate condizioni di precarietà, affrontate re- centemente dal Parlamento. Proprio per questo voglio dirvi: grazie! Siete riusciti a dare risposte positive laddove sarebbe prevalso lo scoraggiamento, a tenere uniti i legami sociali, a suscitare attenzione e avviare percorsi di conoscenza e cultura. Oggi senza di voi non sarebbe possibile immaginare un salto in avanti. E vi chiedo di proseguire questo impegno. Gli ultimi interventi legislativi hanno solleva- to discussioni e hanno messo a confronto punti di vista diversi. Non chiederò mai a nessuno di rinunciare alle proprie idee e al proprio spirito critico. Ma mi sento di chiedere a ciascuno di voi insegnanti di portare il proprio contributo nella scuola di oggi, percorrendo insieme la strada e cercando di migliorare ciò che sta at- torno a noi. Tra le molte lettere che mi arrivano, sono stato colpito da una, molto bella, di un profes- sore di scuola media di Maddaloni. Non lo conosco. Si chiama Luigi Perrotta, in procinto di andare in pensione dopo oltre 40 an- ni nella scuola: «Un insegnante alla fine della carriera - mi ha scritto - non consegna alla sto- ria epici avvenimenti ma la sua vita è come un
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=