Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale contributo perché s’accenda nuova speranza nei nostri cuori, nelle nostre volontà. [...] Il testo ha un suo principio che finalizza tutta la Costituzione e che è contenuto nell’articolo secondo della Costituzione, il quale pronuncia così: «La Repubblica riconosce e garantisce i di- ritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua per- sonalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale». L’articolo — mi si perdoni se ne faccio una breve esegesi — si imposta su due verbi. Il primo è riconosce, il secondo è richiede. Riconosce: dunque c’è qualcosa che precede lo stato, c’è qualcosa che viene prima dello stato e che lo stato deve rispettare se vuole essere veramente espressione del popolo che esso rappresenta. Quel che precede è l’uomo, la persona umana. La persona umana con i suoi diritti inviolabili, la persona umana considerata non solo nella sua entità individuale, ma inserita in enti come la famiglia, il comune, la provincia, la regione, en- ti che — per essere più vicini alla persona e anzi agli spazi dentro i quali la persona cresce e si sviluppa nella sua realtà personale attendendo allo sviluppo di quelle stesse realtà — precedono anch’essi lo stato e dallo stato devono essere ri- conosciuti nella loro fondamentale esigenza umana. Questo dunque è il principio primo o la prima espressione di quel principio: il riconosce- re ciò che viene prima dello stato, per non ca- dere in una concezione di stato che si erige al di sopra di tutto e di tutti ricadendo in un totalita- rismo che schiaccia l’uomo in nome dello stato. Ma quello stato che riconosce questa esisten- za della persona umana che lo precede, richiede anche nel contempo l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Affinché quella persona che esiste pri- ma dello stato possa essere veramente garantita nei suoi diritti, lo stato richiede ad essa l’adem- pimento dei doveri che essa ha nei confronti della comunità statuale. Fine dello stato è dunque riconoscere da una parte e garantire dall’altra; e, ove neces- sario, promuovere i diritti inviolabili della per- sona e delle società in cui la persona si perfe- ziona. In questo modo viene respinta sia la concezione atomista dello stato liberale, sia la concezione monista dello stato totalitario, per portare avanti una concezione autenticamente pluralista che è modo nuovo di concepire lo stato di diritto di contro al vecchio modo con cui lo stato di diritto era concepito nello stato liberale borghese. [...] Tra i problemi che sono in discussione in que- sto nostro paese quello della scuola è all’evi- denza; ma den- tro quello gran- de e generale della scuola v’è quello specifico della cosiddetta scuola libera, cioè della scuola cui anch’io ap- partengo. L’esi- stenza della scuola libera è riconosciuta nel testo, all’artico- lo trentatre, che è quello ap- punto che ri- guarda in termi- ni generici la scuola, l’univer- sità e che dice: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo stato». [...] Un testo perfetto? No, non credo che lo si possa definire in questo modo. Ma è un testo che si presentava e si presenta come strumento giuridico per una profonda riforma della struttu- ra sociale, economica e politica del paese; e cioè per dare la possibilità al paese di cammina- re su vie nuove, su vie che davvero rispondesse- ro a quelle esigenze di libertà e di giustizia che ho prima richiamato. Verrebbe da domandarci anche qual è stata la fortuna di questo testo. Quando intendo for- tuna, mi chiedo: è veramente stato questo il te- sto che ha guidato come stella polare il cammi- no della nostra nave nella difficile navigazione di questi trent’anni? Ebbene, già altra volta mi è occorso di dire, e quella volta in sede universitaria, che a mio modesto parere così non è stato. O almeno non è stato in misura tale da far sì che la vita politi- ca, l’indirizzo politico seguiti rispondessero alle indicazioni di novità e di originalità contenute in quel testo. È vero: qui il discorso si fa politico e si esprime in una domanda: per colpa di chi? Io
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