Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 28 UN PATRIMONIO DA RISPETTARE E DA DIFENDERE LA COSTITUZIONE: CONTESTO DI PACIFICA LIBERTÀ?* S e un discorso sulla Costituzione è da farsi, a trent’anni dalla sua entrata in vigore, rite- niamo che debba esser dedicato ai giovani. Sentiamo di dovere a loro qualcosa, non per- ché ci reputiamo di più di loro, ma perché ab- biamo profondo il senso della tradizione; e la tradizione nel senso etimologico suo significa passaggio di mano, conse- gna. Allora ri- congiungendo- mi idealmente agli anni, me- glio, ai dician- nove mesi dell’Assemblea costituente, penso di dover dire ai giovani in modo parti- colare quali fu- rono le forze che ci sosten- nero nell’adem- pimento di quel fondamentale momento storico del nostro paese. Il fermarsi a riflettere sulla Costituzione può essere fatto con diversi tagli: quello storico, che misura la dimensione del fatto nella sua connes- sione con tutti i suoi precedenti, le sue cause, le sue conseguenze. Quello giuridico, proprio del costituzionalista, che esamina il testo, paro- la per parola, e ne rileva pregi e difetti dal pun- to di vista del suo profilo giuridico. Quello poli- tico, che è forse in un certo senso il più proprio, perché se la Costituzione della Repubblica ita- liana è certamente un documento giuridico, è in primo luogo un documento politico. Il taglio po- litico, dunque, importa giudizi di sintesi in rap- porto alla situazione politica di allora e di oggi. Ciascuno di questi tagli chiede a chi opera la riflessione sul testo della Costituzione che abbia titolo a farlo. E a dire il vero io non posso tacere che non vedo quale sia il mio, in senso preciso. Forse il vero titolo è quello di un testimone, un testimone che come tale rievoca a se stesso an- zitutto, e a quanti hanno la pazienza di starlo a sentire, quel fatto, su cui oggi l’attenzione si ferma; e rievoca quel fatto in quanto è stato vissuto, e non solamente giudicato; e non giudi- cato né da giurista, né da storico, né da politi- co. Un fatto vissuto da un uomo che ricorda il modesto contributo recato al formarsi di quel testo, e che ripensa a quei giorni con diverso sentimento; e vorrebbe ancor oggi recare un (*) Da: G IUSEPPE L AZZATI , Pensare politicamente , Ed. AVE. Roma, 1988. Questo testo ripropone un articolo già pubblicato in «Vita e pensiero» [n.s.] 61, 1978, n. 4-6, pp. 324-333, con il titolo Trent'anni di Costituzione: contesto di pacifica libertà? La ricorrenza del trentesimo anniversario della promulgazione della Costituzione repubblicana è stata colta da Lazzati come opportunità per diversi interventi in cui ha espresso il suo convincimento circa la validità di fondo della carta costituzionale — pur non ritenendolo un testo perfetto e, quindi, destinato a essere perfezionato — soprattutto relativamente: ai principi personalisti e comunitari su cui si fonda la prima parte della Costituzione; al fatto che il lavoro condotto nell'elaborazione e nella stesura della Costituzione poteva essere considerato, in qualche modo, un modello di collaborazione tra uomini di diversa cultura e ideologia, ma impegnati insieme a «pensare politicamente» una pólis a misura d'uomo; al fatto che la Costituzione non era ancora rispettata e ap- plicata compiutamente proprio nei suoi principi basilari mentre, invece, era ancora capace di essere punto di ri- ferimento per un impegno orientato a un vero sviluppo umano della società italiana. Tra la molteplicità degli interventi, il presente è quello in cui Lazzati ha presentato il suo pensiero con maggior ampiezza e completezza. Da «La Scuola e l’Uomo» n. 11 • novembre 1988 Giuseppe Lazzati, Politico e intellettuale

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