Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale COSTITUZIONE, DEMOCRAZIA, ISTRUZIONE, SCUOLA dalla prolusione dell’On. Prof. Antonio Segni al VI Congresso nazionale UCIIM L’ articolo 1 della nostra Costituzione, il quale afferma che lo Stato Italiano è una «Repubblica democratica fondata sul lavoro», non ha un semplice valore pro- grammatico, ma costituisce uno dei princìpi fondamentali del nostro sistema democratico. Il lavoro non è considerato nel significato ri- stretto di la- voro manuale, ma in quello di qualunque at- tività che, «contribuendo al progresso della società», riveli l’essenza e la personali- tà dell’uomo. Non si con- sidera e tutela il lavoro solo in quanto mate- rialmente ser- ve a conseguire beni economici e a sostentare il lavoratore, ma come espressione della persona- lità dell’uomo, come funzione attraverso cui l’uomo riesce a rivelare ciò che egli è. In questa concezione umana e cristiana il la- voro costituisce il fondamento della nostra Re- pubblica ed in questo senso all’uomo deve con- siderarsi attribuito il diritto al lavoro non come semplice mezzo di sostentamento, ma come mezzo per espandere la sua personalità, per da- re il meglio di sé. Il diritto al lavoro implica perciò il diritto all’istruzione ed alla educazione, il diritto alla scuola. L’evoluzione dallo Stato liberale a quello de- mocratico ha portato ad una concezione profon- damente modificata del principio di libertà. Per il progresso dei singoli e della comunità non si ritiene più sufficiente che lo Stato non interven- ga, oppressivo, sulla libertà dei singoli, ma che a questa libertà negativa si aggiungano quelle li- bertà positive, che alla prima danno un contri- buto concreto e che sono principalmente le li- bertà che divengono diritto al lavoro, all’istru- zione, alla salute. E la nostra Costituzione mentre, dello Stato li- berale, conserva ed accresce le «garanzie della li- bertà della persona umana contro l’onnipotenza dello Stato e la prepotenza dei singoli, vuole ga- rantire a tutti, qualunque siano i casi della nasci- ta, la maggiore uguaglianza possibile nei punti di partenza». Ora non può darsi maggiore uguaglianza di possibilità nei punti di partenza che permetten- do la massima espansione alla personalità, ai ta- lenti dell’uomo. Perciò se a tutti gli uomini potesse darsi la massima istruzione conforme alle capacità, indi- pendentemente dalle condizioni economiche, si consentirebbe effettivamente la maggiore egua- glianza nei punti di partenza. La Scuola adatta, a disposizione di tutti, co- stituisce perciò la più vera e maggiore garanzia di giustizia sociale. L’articolo 35 della Costituzione dice che la Repubblica «cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori». Ritengo che la formazione e l’elevazione professionale del lavoratore non si consegua pienamente che con la istruzione professionale impartita nella scuola. Non si nega l’importan- za di istituzioni benemerite che, pur fuori del- la scuola, danno ai giovani le cognizioni tecni- che, e generali, più necessarie per l’addestra- mento al lavoro. Ma se si vuole formare nel la- voratore, assieme con il tecnico, anche l’uo- mo, se si vuole sviluppare la sua coscienza di partecipe attivo alla vita sociale e politica del- la comunità, occorre affidare questi compiti alla scuola. Potranno essere necessari tempi e mezzi at- tualmente non tutti disponibili, per questa espansione della istruzione professionale, ma è necessario riconoscere il principio della sia pur graduale espansione dell’istruzione professiona- le a tutti i lavoratori, integrata anche da periodi di perfezionamento della tecnica operativa del lavoro presso le aziende produttrici o apposite istituzioni. Da «La Scuola e l’Uomo» n. 4 • aprile 1958
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