Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 114 ampliamento soggettivo e orizzontale (6). Que- sto ha influenzato negativamente il processo di integrazione sia perché ha reso più difficile l’amalgama tra le varie etnie con radici cultu- rali molto diverse sia e soprattutto perché l’UE è diventata sempre più l’Europa dei mercanti e non l’Europa dei valori. Tuttavia non va dimenticato che al fallimento del sogno di unificazione hanno contribuito le di- sfunzioni dell’organizzazione legate all’eccessiva burocratizzazione e ai meccanismi di funziona- mento non perfettamente efficienti. Il sistema istituzionale comunitario sarebbe dominato, in- fatti, dal Consiglio che cumula poteri legislativi e di governo e che rispecchia le tensioni tra gli stati e i loro interessi particolaristici. Ogni nor- mativa della comunità passa poi attraverso la Commissione che è l’istituzione che decide le iniziative da mettere in cantiere e ne formula i contenuti. La Commissione al di là della respon- sabilità collettiva verso il Parlamento e delle proclamazioni si asetticità spesso ha assecondato gli interessi degli stati più forti quali la Germania e quel che è più grave anche delle corporazioni e delle lobby. Il Parlamento europeo, pur piena- mente legittimato dal voto dei cittadini europei e anche se nel tempo è riuscito a ritagliarsi uno spazio sempre più importante fino ad assurgere, con il Trattato di Lisbona del 2010, ad organo di coodecisione, ha però un ruolo ancora poco defi- nito non esercitando in modo esclusivo il potere legislativo. Anche la Corte di Giustizia, per quan- to abbia molto contribuito con le sue decisioni alla integrazione, risulta notevolmente limitata per la persistente cesura tra gli ordinamenti giu- diziari nazionali e quello comunitario e ciò per- ché non è stata prevista una Corte federale di giustizia come negli USA. Il quadro organizzativo appena delineato consente di rimarcare quella che forse è la più grossa carenza dell’UE e cioè il deficit democratico. La complessità del funzio- namento, infatti, ha reso sempre più inaccessibi- le l’UE ai cittadini. Il dibattito aperto dal risulta- to referendario in Gran Bretagna ha riacceso i fari sul fenomeno comunitario, sulle cause che hanno determinato questo momento di grave cri- si e, soprattutto, sulle prospettive future. Si tratta di una opportunità di riflessione dalla qua- le può dipendere veramente il destino dell’Euro- pa: o prevale la volontà di riorientare gli Stati verso un’integrazione effettiva o, continuando nella direzione imboccata, prenderà sempre più corpo la deriva nazionalistica e la rassegnazione a vedere naufragare il sogno della unificazione e questo con pesanti ripercussioni sulla vita anche dei cittadini. In tale prospettiva non è sufficiente rispol- verare nostalgicamente lo spirito del Manifesto di Ventotene ma occorre celermente adottare misure drastiche per invertire la rotta: l’UE ha bisogno di dotarsi di un unico ministro del- l’economia, di un bilancio unico, di omogeniz- zare il sistema fiscale. Occorrono altresì un Parlamento e un Governo federali forti, capaci di superare gli egoismi nazionalistici, di con- trapporsi al liberalismo economico dettando leggi che servano veramente ai cittadini. In questo contesto imprescindibile appare il coinvolgimento di questi ultimi che devono es- sere educati all’idea corretta dell’UE, alle pro- blematiche che essa comporta per far capire loro i vantaggi concreti dello stare insieme che non sono solo la libertà di circolare con i pro- getti Erasmus e di viaggiare senza carta di identità. Deve essere chiaro, invece, che l’UE ormai è necessaria non solo a garantire la cre- scita economica, lo scambio culturale e il be- nessere comune ma è necessaria anche perché è lo strumento di conservazione della pace in un momento in cui la stessa è messa seriamen- te in pericolo dai gravi e frenetici mutamenti geopolitici che il pianeta sta vivendo. (6) Nel tempo, infatti, si è passati dagli originari sei stati agli attuali 28. Questo allargamento in orizzontale e solo in senso economico è stato criticato da chi sosteneva per l’Europa la necessità di un approfondimento po- litico, di una più forte cooperazione in verticale. A questo obiettivo ha cercato di sopperire il principio della “cooperazione rafforzata” che attribuiva la possibilità solo ad alcuni stati ed a certe condizioni di perseguire politiche comuni. Una delle prime esperienze di tale cooperazione è stata la convenzione di Schengen (12 giu- gno 1990) in tema di abolizione degli ostacoli burocratici alla libera circolazione delle persone. La cooperazio- ne rafforzata è stata istituzionalizzata dal Trattato di Amsterdam (2 ottobre 1997) e meglio disciplinata dal Trattato di Nizza (26 febbraio 2001). Il rischio paventato è però quello di una Europa a due velocità più difficil- mente gestibile.
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