Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

113 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale to più facile conseguire l’obiettivo di una co- scienza unitaria in quanto le varie etnie hanno trovato collante soprattutto nella necessità di riscattarsi dalle rispettive madri patrie da cui fuggivano per creare ex novo una grande po- tenza alternativa. Nella vecchia Europa, invece, c’era una millenaria e solida tradizione di statalismo che ha ostacolato le varie rinunce di sovranità da parte dei governanti, ma soprattutto il nascere di un afflato emotivo identitario presso le po- polazioni come dimostrano i ri- gurgiti nazio- nalistici che stanno affio- rando con l’avanzare del- la crisi. La riflessio- ne trova riscon- tro sia nella evoluzione sto- rica della co- munità che nel- la stesura dei trattati istituti- vi e di riforma che l’hanno ac- compagnato. La ricostruzione a ritroso del cam- mino europeo dà il quadro e la misura della in- voluzione che lo stesso sta attraversando. Le ul- time vicende relative alla Brexit stanno confer- mando che l’intento federativo non solo va opa- cizzandosi ma, addirittura, che l’UE rischia se- riamente di sgretolarsi. Decollato dopo la seconda guerra mondiale sotto la spinta emotiva degli orrori perpetrati, ci si proponeva di instaurare un nuovo ordine europeo ispirato all’idea di assicurare la pace e il benessere ai popoli del vecchio continen- te. A propugnarlo erano uomini di stato di grosso calibro come Schuman, Adenauer, De Gasperi e Spack e intellettuali altrettanto au- torevoli come il francese Monnet e l’italiano Spinelli (4). Essi erano convinti che una fede- razione fosse la garanzia più sicura per scon- giurare altre guerre. Però erano anche consa- pevoli delle difficoltà di imporre dall’alto que- sta decisione ai vari governi restii, come si di- ceva, a rinunciare alle rispettive sovranità e soprattutto erano consci che l’opinione pubbli- ca non fosse pronta a recepire il messaggio unificante. Si decise così di ricorrere ad una strategia meno traumatica diluendo nel tempo il processo di coesione con la prefissione di tappe e obiettivi programmatici e graduali (po- litica dei piccoli passi). Si cominciò dalla unifi- cazione doganale ed economica perché ciò consentiva di avvertire immediatamente i van- taggi della comunione. Il successo dell’operazio- ne si colse già con i trattati istitutivi della CECA e del- l’EURATOM ma fu con il MEC e poi con la CEE che si consolidò il meccanismo della coope- razione. Il mercato uni- co, infatti, con le quattro libertà di cir- colazione (5) oltre a gene- rare ricchezza si rivelò fattore chiave per la crescita integra- ta dei paesi membri non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e culturale perse- guendo l’omogeneizzazione delle condizioni minimali di benessere. Tra gli obiettivi primari fissati dal trattato di Roma del 1957, infatti, c’è il progresso eco- nomico e sociale ed il miglioramento costante delle condizioni di vita e di lavoro. E sotto tale profilo molti risultati sono stati raggiunti at- traverso un forte sostegno finanziario atto a creare una società evoluta, economicamente più equa e supportata da una robusta rete so- ciale e previdenziale a favore soprattutto delle persone meno abbienti. Nell’ultimo ventennio, però, le conquiste realizzate sono state messe in discussione e questo anche in conseguenza della virata dell’UE in direzione economica. La preoccupa- zione di allargare il mercato ha portato ad un (4) Altiero Spinelli, già nel 1944, mentre si trovava confinato, aveva esposto le sue idee sull’Europa nel manife- sto di Ventotene. (5) Libera circolazione di persone, merci, capitali e lavoro.

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