Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
111 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale LA COSTITUZIONE DOPO IL REFERENDUM Luciano Corradini, Presidente emerito UCIIM È un dato di fatto che i mesi trascorsi nella recente lunghissima competizione referen- daria hanno stimolato una parte consisten- te degli italiani a prendere in mano la Costitu- zione, a consultarla, almeno negli articoli della seconda parte, quella sottoposta a referendum. Molti avranno seguito qualcuno dei dibattiti che si sono tenuti, in TV e sulle piazze, per illustrare le ragioni del sì e quelle del no, fra le quali si è inserito impropriamente, anche per responsabi- lità di Renzi, il tema del consenso o del dissenso nei riguardi del suo Governo, della sua politica e della sua personalità. Comunque siano andate le cose, l’alta af- fluenza alle urne e questa passione per la Costi- tuzione sono un fatto positivo. Alcuni sottolinea- no i danni delle divisioni prodotte, altri la sal- vezza della nostra Carta fondativa dai colpi di chi voleva «deformarla», altri lamentano l’occa- sione perduta di chi intendeva «riformarla». A dire il vero ci sono state persone ben intenzio- nate nell’una e nell’altra parte, mentre alcuni partiti hanno brandito la Costituzione come un’arma impropria, per insultare e per delegitti- mare gli avversari, come se la Costituzione non fosse, come invece è e resta e resterebbe, an- che se fosse passato il Sì, lo strumento fonda- mentale per affrontare democraticamente i con- flitti e per poter attuare ciò che le istituzioni volute dalla Costituzione consentono di fare, per attuarne i valori, i diritti e i doveri. Il testo della Costituzione, disse all’Assem- blea Costituente Meuccio Ruini, «benché non perfetto né immutabile, è insieme anima e leg- ge fondativa della nostra Repubblica democrati- ca, il cui ordinamento fa tutt’uno con le ragioni storiche, culturali e morali che lo hanno ispira- to». Dunque bisogna farne una «compagna di viaggio», come disse Dossetti. Sarebbe una sorta di tragica diserzione, se si pensasse di rivendicare i principi e i valori uni- versali allora riscoperti e affermati solennemen- te per tutti, ad esclusivo beneficio della propria nazione, o, ancor peggio, della sola propria par- te politica o della propria famiglia o dei propri personali interessi. Chi rivendica l’esi- to del referendum, sentendosi unico rappresentante del popolo, censura la seconda parte del primo articolo: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Ricordo che una legge dello Stato af- fida alle scuole il compito di promuove- re «conoscenze e competenze» relative a cittadinanza e Costituzione ». La leg- ge della «buona scuola» (13.7.2015, n. 107) non ne parla neppure. I decreti at- tuativi previsti da questa legge dovreb- bero rimediare, col nuovo Governo Gentiloni, a questa vistosa dimentican- za. L’esperienza dimostra che non ba- sta citare la Costituzione o leggerne qualche articolo in modo burocratico o rituale. Bisogna coglierne e farne co- gliere le ragioni, le potenzialità, i dan- ni derivanti dalla non applicazione e i benefici derivanti dal rispetto sostanziale dei suoi principi e delle sue norme, colte nel loro dinamismo storico e nei loro significati profondi.
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