Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale 100 zionale dei diritti umani, la cittadinanza si de- finisce come lo statuto della persona umana nello spazio che è proprio dei diritti interna- zionalmente riconosciuti, cioè nello spazio di vita dei membri della Famiglia umana, presi- diato dalle istituzioni (universali e regionali) della Comunità internazionale. Uno statuto che non discende quindi dalla potestà anagra- fica dello stato, una cittadinanza che non è « octroyé », ma che è «riconosciuta». Il sogget- to della cittadinanza è la «persona», non il «nazionale» o il «suddito» di uno stato. La per- sona è cittadino per ascrizione, in quanto tito- lare del corredo di diritti fondamentali inter- nazionalmente riconosciuti. La cittadinanza primaria, o universale, è lo «statuto giuridico di persona umana». La persona, nascendo con dignità e diritti, come proclama la Dichiarazio- ne Universale, nasce cittadina del pianeta ter- ra. Questo statuto giuridico è identico per ogni persona ovunque si trovi. Allora la cittadinanza primaria è una cittadinanza comune. Sullo sta- tuto giuridico di persona umana, e quindi di cittadinanza universale, si innestano per così dire le cittadinanze nazionali e sub-nazionali (anagrafiche, politiche, amministrative). [...] 8. Metafora per la didattica: la «cittadinanza della persona» è come un albero, il cui tronco, insieme con le radici, è costituito dallo «statuto giuridico di persona» internazionalmente ricono- sciuto come tale, e i cui rami sono costituiti dalle cittadinanze nazionali e sub-nazionali. La cittadi- nanza nazionale veniva teorizzata e insegnata co- me un fatto di identifica- zione collettiva ad intra , attorno ai simboli della sta- tualità e della storia nazio- nale, e di esclusione ad ex- tra , nei confronti di quanto non rientra nel dominio ri- servato dello stato di ap- partenenza. Che senso ha oggi, nell’era dell’interdi- pendenza, questa conce- zione ad excludendum alios ? Un senso fortemente ostativo nei riguardi degli indispensabili e urgenti processi di nuova socializ- zazione miranti a rendere le persone, le famiglie, i gruppi consapevoli delle sfide e dei segni dei tempi, capaci di realizzarsi nel nuovo contesto storico della multietnicità e della multiculturalità, capa- ci di essere politicamente attivi in sede transna- zionale, capaci di esercitare ruoli di pace sociale e di pace internazionale nello spazio costituzio- nale che travalica i confini dello stato. La cittadi- nanza della persona, collocata in questo spazio e quindi messa in relazione alle esigenze della nuo- va organizzazione politica, economica e comuni- cativa del mondo, una cittadinanza a più livelli ( multi-level citizenship ), plurima. Il concetto di cittadinanza è pertanto un concetto evolutivo, come quello della sicurezza e dello sviluppo, sol- lecitato a ridefinirsi in chiave di multidimensio- nalità. Le analogie sono chiare e convincenti. Fi- no a poco tempo fa, la sicurezza era intesa sol- tanto come nazionale e come sicurezza dello sta- to, oggi si parla – si deve parlare – di sicurezza collettiva e sopranazionale, di sicurezza della gente ( people security ). Ieri si parlava di sviluppo economico, oggi si parla di sviluppo umano riferi- to a un ricco ventaglio di parametri qualitativi. Questo discorso pone seri problemi, se si conside- ra che, de iure posito, le cittadinanze nazionali preesistono storicamente alla cittadinanza uni- versale. Ma è proprio questa la grande sfida per l’impegno civile e politico, per la nuova frontiera della democrazia. Si tratta di armonizzare gli or- dinamenti nazionali e di adottare politiche sociali adeguate, in modo da rendere coerenti le cittadi- nanze particolari con la cittadinanza universale e da favorire l’inclusione di tutti nella comunità politica. Questo lavoro diventa un banco di prova per la good governance a qualsiasi livello questa venga esercitata.
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