7-8 - Luglio-Agosto 2025

5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Editoriale da programmi vastissimi, scadenze strette, e un’ansia diffusa di «finire tutto». Ma ci chiediamo abbastanza spesso cosa davvero resta negli studenti, una volta che il voto è assegnato e l’anno è finito? Non molte cose, ma profondamente ci invita a riscoprire la qualità dell’apprendimento. A privilegiare l’essenziale, a coltivare comprensione vera e duratura, piuttosto che accumulare nozioni frammentate. A fermarci dove serve, ad approfondire, a tornare indietro quando è necessario, senza paura di «rallentare». In un mondo dove tutto scorre veloce, educare profondamente significa anche offrire agli studenti un tempo diverso, un tempo per riflettere, per comprendere, per fare domande. Significa fare in modo che ciò che imparano diventi parte di loro, che si sedimenti e li trasformi. E per farlo, servono anche docenti che si autorizzano a scegliere, a selezionare, a dare peso e valore a ciò che conta. Non inseguire tutto, ma curare bene ciò che si sceglie di trasmettere. Questa è forse la vera sfida di oggi: non aggiungere, ma alleggerire per andare più a fondo. Perché la profondità è ciò che dà senso a ciò che facciamo. Rimettere al centro questa idea di educazione significa anche dare senso al nostro ruolo, come docenti: non semplici esecutori, ma costruttori di orizzonti, capaci di incidere e risuonare. per tutti i nostri ragazzi. Viviamo in un’epoca di incertezze: crisi ambientali, cambiamenti tecnologici rapidissimi, conflitti, nuove sfide educative e sociali. In questo contesto, la scuola rischia spesso di restare ancorata a vecchie logiche: programmi frammentati, nozioni scollegate dalla realtà, valutazioni più attente al «quanto» che al «come» e «perché». Educazione come perfezionamento della persona. Per Tommaso d’Aquino l’educazione è un processo di perfezionamento dell’uomo secondo la sua natura razionale. L’essere umano è dotato di intelligenza e volontà: educare significa aiutare l’uomo a sviluppare la sua ragione e a orientare la volontà al bene. L’educazione ha quindi una dimensione etica e spirituale, non solo intellettuale. 2. L’educazione deve insegnare a vivere (Edgar Morin) Non si tratta solo di imparare date, formule o definizioni: si tratta di formare menti che sappiano pensare la complessità, che accettino il dubbio come parte del sapere, che sappiano collegare ciò che è separato. È per questo che Morin ci invita a «navigare in un oceano d’incertezze attraverso arcipelaghi di certezze»: perché non viviamo in un mondo semplice, e la vera educazione è quella che prepara alla vita vera, non a un esercizio scolastico. Oggi più che mai, la scuola deve diventare un laboratorio di umanità, dove si coltivano conoscenze ma anche empatia, spirito critico, responsabilità e collaborazione. Dove l’errore non è una colpa, ma un’occasione per capire. Dove si insegna a pensare, a scegliere, a vivere insieme. Rimettere al centro questa idea di educazione significa anche dare senso al nostro ruolo, come docenti e come studenti: non semplici esecutori, ma costruttori di futuro. 3. Non multa, sed multu (Quintiliano) In questa breve massima, Quintiliano ci offre un principio pedagogico che, a duemila anni di distanza, suona più attuale che mai. Viviamo in un tempo in cui la scuola è spesso pressata

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