15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Clearinghouse (WWC), che conducono indagini di ampia portata sulle evidenze di efficacia didattica, offrendo liberamente l’accesso a tale patrimonio di conoscenze a professionisti della formazione e decisori politici. La Rete, infatti, consente oggi ai professionisti della formazione di documentarsi agevolmente sulle «evidenze» in ambito educativo (cfr. l’articolo di Bonaiuti e Vivanet in questo stesso numero), rendendo disponibili, spesso gratuitamente, diverse fonti ricche di informazioni. Tra quest’ultime, si segnalano la Best Evidence Encyclopedia (curata dal Center for Data-Driven Reform in Education della Johns Hopkins University School of Education) e il Teaching and Learning Toolkit (curato dall’Education Endowment Foundation), che offrono entrambi pratici strumenti di consultazione sull’efficacia di differenti opzioni didattiche. Il concetto di «evidenza» Le definizioni ora citate richiamano costantemente il concetto di «evidenza»; tuttavia, il significato attribuito a esso non è univoco nella prospettiva dell’EBE e la stessa sostenibilità di tale concetto in ambito educativo è oggetto di un interessante dibattito critico (cfr. il saggio di Calvani in questo stesso numero). Come rilevato da Calvani (2007), esistono differenti interpretazioni del significato del termine «evidenza», riconducibili da un lato a coloro che, come Slavin (2004) e lo stesso What Works Clearinghouse, ritengono che le uniche «evidenze» affidabili siano quelle derivanti dalla comparazione di un numero significativo di risultati ottenuti sulla base di protocolli sperimentali con campioni casuali di soggetti e, dall’altro, a coloro che, come Biesta (2007), appaiono fortemente critici rispetto a un approccio che sarebbe troppo vicino a un rinascente neopositivismo. All’interno di tale dibattito, tuttavia, è forte la presenza anche di posizioni di mediazione (Oakley et al., 2005) che accolgono la possibilità di integrare i dati derivanti da rigorose ricerche sperimentali con le conoscenze, purché affidabili, derivanti da, ad esempio, indagini comparate e analisi qualitative. Lo stesso Calvani (2011), introducendo il concetto di insegnante, e più in generale, ogni professionista della formazione è portatore. Infatti, senza le competenze individuali professionali non sarebbe possibile «adattare» le conoscenze derivanti dalla ricerca alle circostanze educative reali; e d’altro canto, senza le evidenze empiriche sarebbe impossibile adottare approcci all’educazione realmente consapevoli ed evitare di operare scelte didattiche basate su credenze personali, se non quando sulle «mode del momento». Con questo proposito di rinnovata integrazione delle competenze professionali con i risultati della ricerca, sono state avviate differenti iniziative di divulgazione della prospettiva dell’EBE, tra le quali si vuole qui ricordare l’Evidence Based Teachers Network (EBTN), una comunità sul Web di insegnanti interessati ad applicare metodi basati su prove di efficacia nella loro pratica didattica. Un’altra definizione di EBE, spesso citata in letteratura, è stata avanzata dal The Wing Institute (2012), secondo cui essa, in contrapposizione ad approcci cosiddetti «opinion-based», sarebbe «un paradigma in accordo al quale coloro che lavorano in ambito educativo dovrebbero basare le proprie decisioni in merito agli interventi pedagogici (quali politiche, pratiche e programmi) sulle evidenze empiriche» (sull’interpretazione del concetto di «evidenza» nell’ambito dell’EBE si tornerà di seguito). In altre parole, la ricerca dovrebbe fornire a insegnanti, educatori e decisori politici indicazioni chiare e immediatamente applicabili sull’efficacia, ad esempio, di tecniche didattiche e programmi di rinnovamento dei sistemi di istruzione, in altre parole sul «che cosa funziona» («what works») e «in quali circostanze» («under what circumstances»). In quest’ottica, non sarebbe sufficiente domandarsi «questa strategia didattica è efficace?», senza fare riferimento, ad esempio, agli studenti cui ci si rivolge e agli obiettivi didattici che si intende perseguire. Proprio al fine di fornire indicazioni operative utili ai professionisti della formazione, sono sorti differenti centri di ricerca (cfr. l’articolo di Bruni e Vivanet in questo stesso numero), quali l’Evidence for Policy and Practice Information and Coordinating Centre (EPPI-Centre) e il What Works
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