7-8 - Luglio-Agosto 2025

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Riferendoci al dibattito (Hammersley, 2007) scaturito in seguito all’intervento di Hargreaves, si nota come stesse maturando una duplice presa di consapevolezza sull’urgenza di una profonda revisione dei sistemi di istruzione, oltre che sulla necessità di introdurre procedure di indagine attendibili sull’efficacia dei metodi di insegnamento. Proprio sulla base di tale consapevolezza, l’EBE nel corso degli anni è sembrata diventare una priorità nella politica educativa sostenuta fortemente dal Dipartimento dell’Educazione statunitense (Eisenhart e Towne, 2003). Questo fatto è testimoniato da differenti provvedimenti di rinnovamento del sistema di istruzione americano, fondati sulla cultura dell’EBE, quali ad esempio l’Individuals with Disabilities Education Act (IDEA) del 1997 che promuove l’adozione da parte delle scuole di programmi la cui efficacia sia testata in sede di ricerca empirica; il No Child Left Behind ACT (NCLB) del 2001 che contiene più di 100 occorrenze dell’espressione «scientifically-based research»; e infine l’Education Sciences Reform Act (ESRA) del 2002 sulla base del quale è stato istituito l’Institute of Education Sciences (IES) all’interno del suddetto Dipartimento al fine di sostenere il miglioramento del sistema educativo federale attraverso la ricerca empirica, la valutazione, la raccolta di dati statistici e la conseguente disseminazione dei risultati. Tra essi, certamente, il NCLB (U.S. DoE, 2002) costituisce una pietra miliare nella storia recente delle politiche educative statunitensi e nella stessa storia dell’EBE. In esso, infatti, il Dipartimento dell’Educazione statunitense afferma con decisione la necessità che si adottino in ambito didattico metodi che siano risultati scientificamente affidabili (esito di ricerche condotte secondo protocolli rigorosi, quali quelli cui si fa cenno nel seguito di questo contributo), al fine di migliorare il sistema di istruzione e di conseguenza i risultati ottenuti dagli studenti (3). (3) Sui reali risultati ottenuti dal NCLB e dagli altri provvedimenti di riforma del sistema statunitense in letteratura e nell’opinione pubblica i pareri appaiono fortemente discordanti e spesso difficilmente scindibili da posizioni ideologiche espresse pro o contro le politiche governative. Per approfondimenti del tema, si suggerisia poco rigorosa rispetto ai criteri e agli standard della ricerca scientifica. Il fine ultimo di tale critica era il miglioramento degli standard qualitativi e dei risultati di apprendimento nei sistemi di istruzione britannici e statunitensi. Tali posizioni critiche erano state espresse, nella cultura statunitense, già dai primi anni ’80 quando la National Commission on Excellence in Education stese un report nel quale gli Stati Uniti erano definiti una «nazione a rischio», in ragione dei dati relativi al tasso di analfabetismo tra gli adolescenti e ai risultati di apprendimento scolastici ottenuti dagli studenti ai test di valutazione delle competenze di base, quali quelle verbali, linguistiche e scientifico-matematiche (U.S. DoE, 1983; Jorgensen e Hoffmann, 2003). Questi dati agirono da stimolo per un dibattito che portò a un rinnovamento del sistema di istruzione statunitense, basato sui risultati della ricerca empirica. Tale necessità fu espressa, tra gli altri, da Hargreaves che, in un celebre intervento tenuto nel 1996 presso la Teaching Training Agency, sottolinea i limiti e le insufficienze della ricerca accademica in ambito educativo (Hargreaves, 1996). Per queste ragioni, egli sostiene la necessità di «ripensare la ricerca», avendo ben chiaro un semplice obiettivo: trovare risposte realmente efficaci ai problemi reali che educatori e professionisti dell’educazione incontrano nella loro quotidianità. Secondo la sua proposta (Hargreaves, 1997; 1999), la pratica pedagogica, similmente a quella medica, dovrebbe essere guidata da una base di conoscenze condivise e affidabili. Il richiamo alla pratica clinica non è casuale, poiché lo stesso concetto di «intervento basato su evidenza» era in uso nella medicina fin dagli anni ’70. In psicologia, da lungo tempo sono impiegate espressioni come «trattamento empiricamente validato» o «empiricamente supportato»; mentre dagli anni ’90, sempre in ambito psicologico si diffonde un concetto più morbido, appunto quello di «evidence based practice» (Calvani, 2012), definito dall’American Psychological Association (APA) come l’integrazione della migliore ricerca disponibile e dell’expertise clinica, nel contesto delle caratteristiche, cultura, valori e preferenze del paziente (APA, 2005).

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