9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Spiritualità le l’ardore dell’animo: gli ornamenti retorici non sono direttamente ricercati, ma nascono dall’impeto emotivo. In genere si ricorre quasi senza accorgersene a figure di pensiero come a interrogative incalzanti e spezzate, ad apostrofi agli ascoltatori, a illuminanti metafore, ad esempi del passato, ad accumulazione di termini con enumerazioni e paradossi, in alcuni casi ad ironia sferzante, ma anche ad anafore ed epifore, cioè a periodi che incominciano e finiscono con la stessa parola; importante è ricostruire e demolire i meccanismi psicologici di difesa che l’uditore inconsciamente vive. Agostino ricorre allo stile sublime in alcuni suoi sermoni, in particolare quando cerca senza acidità moralistica ma con fraternità di distogliere i cristiani dall’avarizia, dall’adulterio, dai disordini sessuali, dalla piaga della prostituzione e degli spettacoli immorali, proponendo e demolendo le motivazioni degli ascoltatori che ritenevano questo un segno di civiltà e di libertà. Egualmente con intensa carica emotiva, con un ritmo spezzato come in un singhiozzo, Agostino si rivolge ai suoi fedeli e a coloro che avevano cercato riparo nella provincia d’Africa, parlando della distruzione di Roma del 410 per opera di Alarico, e mostrando la falsità delle obiezioni di coloro che davano la colpa ai cristiani di questa enorme sventura, segno della decadenza dell’impero. Occorre tuttavia aggiungere che un buon oratore cristiano sa variare gli stili all’interno del suo discorso e passare da uno stile ornato ed empatico, prevalentemente nell’esordio, allo stile semplice nel presentare la verità cristiana, per arrivare allo stile sublime nel persuadere gli ascoltatori a vivere concretamente la loro fede. Un’ultima osservazione agostiniana: per essere un buon oratore cristiano, prima devi essere un orante, perché nelle mani di Dio siamo noi e i nostri discorsi. È lo Spirito di Dio che «in quell’ora», l’ora del nostro discorso ai fratelli, interviene nelle parole dell’oratore e le rende efficaci. Lo stile semplice si avvale in particolare della sentenza, ossia di una frase inaspettata, acuta e penetrante, sostenuta da un’intensa emozione, che avvicina i due poli opposti, il tempo e l’eternità, la miseria e la misericordia, la sofferenza terrena e la beatitudine celeste, il peccato e la grazia, l’uomo e Dio. Lo stile medio o temperato Agostino apprezza anche lo stile medio, che era molto ricercato dai suoi ascoltatori. Esso ha la finalità di piacere agli ascoltatori e di dilettare e viene proposto particolarmente nel celebrare le feste cristiane: il mistero della Trinità, l’Incarnazione con il rapporto tra la natura umana e divina in Cristo, la nascita di Gesù, la sua vita terrena, la passione, la resurrezione, la bellezza del creato. Questo stile non ha una sua funzione autonoma, come per gli oratori pagani e i sofisti, ma è sempre al servizio dello stile semplice che insegna, o dello stile sublime che persuade. Nel creare bellezza e diletto lo stile medio si avvale di alcune tecniche di cui Agostino è insuperabile maestro e modello: il parallelismo di struttura e di pensiero, le figure di ritmo e di suono con allitterazioni e assonanze, le antitesi che sono nella struttura stessa della fede cristiana, le gradazioni, in genere con periodi semplici e brevissimi che martellano con insistenza un’idea, si richiamano a vicenda e si imprimono nella memoria per le clausole ritmiche e per la rima e portano l’uditore a passare dal diletto esteriore alla verità espressa nel mistero cristiano. Lo stile sublime Quando l’oratore cristiano deve convertire o stimolare all’amore di Dio e dei fratelli o al dolore per gli scandali nella Chiesa adotta una nuova forma di stile, lo stile sublime. Esso presuppone un’intensa carica emotiva, una sofferenza interiore davanti agli errori di cristiani coinvolti nell’avarizia, nella lussuria, nello scandalo. Nello stile sublime è essenzia-
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=