7-8 - Luglio-Agosto 2025

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Le ricerche sugli apprendimenti hanno da tempo suscitato grandi discussioni, in primis sulla loro utilità, cioè se sono attendibili dati originati da test standardizzati a fronte della variabilità di persone in crescita, ognuno in base ad un proprio stile di apprendimento, secondariamente se sono confrontabili data la diversità dei sistemi scolastici cui sono sottoposti, per storia e caratteristiche territoriali. In terzo luogo se il valore attribuito agli alunni consente di risalire alla valutazione degli insegnanti, oppure se sono di aiuto alle politiche scolastiche per direzionare i finanziamenti e le riforme. Inoltre la discussione è ancora aperta sulla opportunità di indagare solo discipline di carattere cognitivo oppure estendere il controllo anche alle così dette competenze trasversali ed alla partecipazione civile.(1) Si tratta di procedure collegate con lo sviluppo economico, per cui migliori performance scolastiche aiutano i Paesi a progredire, oppure sono le esigenze del medesimo sviluppo che hanno bisogno di competenze sempre più elevate. Molti accusano i sistemi scolastici di essere succubi dell’economia, la quale a sua volta è all’interno della globalizzazione e quindi viene richiesto agli apprendimenti di essere confrontabili perché competitivi, soprattutto in quelle competenze che più hanno a che fare con il progresso tecnologico e la cultura aziendale. Per altri gli studenti devono far uso della tradizione culturale e della capacità che essa ha di formare lo spirito critico e promuovere la capacità creativa, pensando ad una valutazione che valorizzi la persona che apprende e le chieda di padroneggiare i contenuti e le modalità di costruzione della conoscenza per potersi meglio predisporre a proseguire nell’indagine (1) https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2024/Scotti-invalsi-27.06.2024.pdf della realtà sociale e culturale. I due versanti sembrano molto lontani tra di loro, ma si stanno riavvicinando, in quanto l’economia ha sempre più bisogno della cultura umanistica e la produzione deve soddisfare bisogni integrati, che guardano non soltanto al profitto, ma anche al benessere individuale e sociale e oggi diremmo anche ambientale, così come chi è immerso nello studio non solo trae profitto dai supporti delle tecnologie, ma richiede che le conoscenze non vengano tratte solo dai libri, ma anche dall’esperienza, compresa quella del lavoro. Entriamo in una fase in cui la valutazione non può più soltanto identificarsi con le performance, ed anche le ricerche internazionali, pur mantenendo il loro rigore, stanno orientandosi a considerare altre realtà oltre alle tradizionali discipline scolastiche, così come per altro verso anche la valutazione svolta nell’intimità dell’aula ha bisogno di aprirsi e confrontarsi, in modo da rendere più partecipati i risultati per un loro controllo sociale. Sarebbe interessante riconsiderare sia le competenze cognitive, sia quelle non cognitive, che stanno entrando pesantemente tra le preoccupazioni educative dei sistemi formativi in diversi Paesi in balìa di manifestazioni di disagio da parte dei giovani e richiedono un grosso recupero della dimensione relazionale. L’Italia ha cercato fin qui di tenere in equilibrio i due versanti, quello delle prove standardizzate, intensificato con il lavoro dell’INVALSI e quello della valutazione formativa, anche se più volte si sono avuti degli sbilanciamenti, riportando i dati dell’Istituto Nazionale all’interno del profilo degli studenti, oppure limitandoli ad osservazioni sul sistema, spesso in conflitto con i voti degli esami di maturità, per segnalare i divari tra le varie parti del territorio. I risultati PISA hanno rivelato uno scadiLA FEBBRE E IL TERMOMETRO (IN MARGINE AI DATI PISA) (1) Gian Carlo Sacchi, esperto di politiche scolastiche

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