7-8 - Luglio-Agosto 2025

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Spiritualità dolle dell’anima e come un aratro affonda nel campo del cuore. Tuttavia egli non rinnega la retorica, ma la cristianizza. Per lui, la bellezza e l’efficacia del linguaggio non sono fini, ma strumenti al servizio della verità divina. Egli riprende pertanto la distinzione tradizionale della retorica classica: lo stile semplice se devi insegnare, lo stile medio o temperato se vuoi dilettare e piacere all’uditorio, lo stile sublime se devi persuadere. Tuttavia un predicatore efficace deve essere in grado di passare agilmente da uno stile all’altro a seconda dell’argomento e dell’effetto desiderato sull’uditorio. Tutti i sermoni di Agostino manifestano questa flessibilità, e dimostrano come la retorica, lungi dall’essere una tecnica vuota, può essere un veicolo potente per la verità e la salvezza. Un predicatore o uno scrittore cristiano deve essere in grado di variare il suo stile a seconda dell’obiettivo. Le sue proposte possono valere anche per l’insegnante che si trova davanti a classi diverse o in particolari situazioni emotive. Lo stile umile o semplice L’oratore cristiano utilizza prevalentemente lo stile semplice quando insegna e presenta ai credenti i misteri della fede o spiega la Sacra Scrittura. Esso esige un tono familiare e discorsivo che annulli le distanze e sia attento alle reazioni emotive. Agostino cerca anche di instaurare un dialogo con l’uditorio, di renderlo attore e non solo ascoltatore, talvolta addirittura dialoga con i personaggi del Nuovo Testamento di cui si sta parlando, come Pietro, Paolo, Marta, Zaccheo. Vi è poi l’aspetto dialettico e argomentativo, che risveglia l’attività dell’intelligenza, presentando con chiarezza di linguaggio e semplicità la verità di fede e risolvendo le difficoltà, prevalentemente per i credenti nella linea del crede ut intelligas: un invito ad accendere la propria fede per poter comprendere. Per Agostino la fede potenzia l’intelligenza. non solo dalle discipline retoriche, ma soprattutto dalla fede e dalla Sacra Scrittura. In questa prospettiva il maestro cristiano ha come compito principale di illuminare la mente, di penetrare il cuore dell’allievo o dell’ascoltatore, di suscitare la fede. Per tale motivo egli deve fare prima l’esperienza di ascesa a Dio: un viaggio interiore, una navigazione, una corsa, una salita sulla scala degli esseri fino a toccare personalmente Dio in Gesù Cristo, Verbo di Dio. Ma il Verbo è disceso a noi nel mistero della creazione, dell’incarnazione, della sacra scrittura, della Chiesa, dei poveri, continua a scendere nell’insegnamento cristiano e nella predicazione. Il maestro o l’oratore cristiano, talora con una personale sofferenza ma sempre nella carità, deve farsi piccolo con i piccoli, adattarsi al loro linguaggio e alla loro comprensione. Tra il maestro ed il discepolo, tra il predicatore e l’oratore deve crearsi una forma di inabitazione reciproca che sviluppa un intimo scambio di sentimenti e di concetti (1). È l’amore di Cristo che si è umiliato fino alla morte in croce l’anima e lo stimolo di ogni insegnamento e di ogni predicazione: tutti, maestro ed alunni, predicatori ed uditori, siamo suoi condiscepoli. Cristo ha rivoluzionato anche il linguaggio, che deve essere essenzialmente umile, perché è un messaggio di salvezza rivolto a tutti gli uomini, specialmente agli ultimi e agli emarginati, descritti solitamente nella retorica tradizionale pagana con un linguaggio sprezzante e caricaturale. L’oratore cristiano e la distinzione dei tre stili Agostino riconosce l’importanza e la necessità del sermo humilis per la predicazione cristiana. L’idea principale è che il discorso umano deve riflettere la parola del Dio vivente, che scende e penetra come una spada fino alle mi- (1) Presenza intima e costante: quella di Dio nell’uomo, secondo la teologia cattolica, è la prerogativa principale dello stato di grazia.

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