La Scuola e l'Uomo - n. 7-8-Luglio-Agosto 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2021 29 locale. Gli ITS permettono di acquisire un Diploma Tecnico Superiore con la certifica- zione delle competenze corrispondenti al V livello del Quadro europeo delle qualifiche (European Qualification Framework) con un percorso di 4 semestri, si arriva al VI livello delle EQF con un percorso di 6 semestri. Gli ITS devono rappresentare un’opportu- nita qualificata e qualificante di percorsi di specializzazione tecnica post diploma, non accademica, creati per quelle aree tecno- logiche considerate prioritarie per lo svilup- po economico e la competitività del Paese. Rappresentano una nuova strategia forma- tiva che unisce formazione e mondo del lavoro, attraverso un’offerta formativa alta- mente dinamica e qualificata che risponde al mercato del lavoro con livelli di competenza adeguati. È dunque indispensabile potenzia- re questi istituti di alta tecnologia stretta- mente legati al sistema produttivo che pre- parano i quadri intermedi specializzati che attualmente non corrispondono alle effettive richieste del mondo del lavoro. Questi gio- vani nelle aziende possono aiutare a gover- nare e sfruttare il potenziale delle soluzioni di Impresa 4.0. Attualmente in Italia gli ITS sono solo poco più di un centinaio, ma an- drebbero più che raddoppiati su tutto il ter- ritorio nazionale e andrebbero sostenuti con borse di studio e agevolazioni per gli stu- denti in situazioni di difficoltà socioeconomi- ca. Precisando, vanno aumentati i corsi ITS e non le Fondazioni. Attualmente i corsi sono circa 852 con 24.600 studenti frequentanti con 109 Fondazioni. Nel PNRR è previsto il raddoppiamento degli studenti e un aumento delle Fondazioni. L’obiettivo è sfidante ma prevede che i percorsi siano resi più attra- enti per aumentare le iscrizioni a partire dal riconoscimento del titolo in uscita. I crediti in uscita dovrebbero essere formalizzati per l’iscrizione a percorsi universitari analoghi. I crediti riconosciuti andrebbero formalizzati con un DI sia per il proseguimento degli studi, sia per il dovuto riconoscimento del percorso che verrebbe ad acquistare dignità e identità precise. Se un diplomato ITS intende prose- guire gli studi in altri paesi UE può accedere direttamente alla laurea magistrale. Gli ITS dovrebbero sistematicamente av- valersi del contratto di apprendistato di alta riori. Per sostenere la debolezza del sistema regionale in alcune realtà si potranno costi- tuire, come avviene già sperimentalmente, un istituto a carattere misto, professionale statale e regionale, per arrivare alla fine del triennio a dare la qualifica regionale anche attraverso un istituto professionale statale che non avrebbe la terminabilità triennale. A 18 anni si potrà uscire con il diploma tecnico-professionale statale e regionale. In questo modo si avra il doppio canale all’italiana che può comprendere l’apprendi- stato, come si dirà più chiaramente di segui- to, in entrambi i canali, statale e regionale, e non solo nella seconda gamba regionale. Il quinto anno Il secondo ciclo termina a 18 anni con la prosecuzione nel ciclo terziario, oppure al- cuni propongono un quinto anno con attivi- tà finalizzate all’alternanza scuola-lavoro o ad esperienze internazionali, tipo Erasmus scolastico, nonché ad un servizio civile uni- versale obbligatorio. Ultimo anno come un percorso in raccordo con le Università, la formazione regionale e le imprese del mon- do del lavoro (master e profili di alta forma- zione). Possibile uscita verso la formazione regionale IFTS 1.3 Il ciclo terziario Al termine del percorso di istruzione se- condaria di secondo grado di indirizzo tec- nico- professionale si potra accedere all’u- niversita o agli ITS , percorsi biennali di formazione , con l’acquisizione di crediti anche per l’universita stessa. Al termine del percorso professionale IeFP si accede all’ITS dopo aver frequentato un anno di percorso IFTS , corsi superiori annuali programmati dalle regioni e affidati ai centri di formazio- ne professionale (ed in alcuni casi anche agli istituti professionali), con l’intervento degli istituti universitari e delle imprese. Gli ITS sono organizzati in «fondazioni di partecipa- zione» con l’intervento dello Stato d’intesa con le regioni e vi partecipano come soci fon- datori gli istituti tecnici, i centri di formazio- ne professionale accreditati dalle regioni, le imprese, i dipartimenti universitari e l’ente
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