La Scuola e l'Uomo - n. 7-8-Luglio-Agosto 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2021 11 può giungere il suo potere per non annullare la fiducia; il potere del servizio infatti non è mo- rale o immorale perché tutto dipende da come lo si usa. Nel soddisfacimento dei bisogni prima viene la famiglia poi la scuola e le altre istituzio- ni. Il potere, l’autorità si possono manifestare in varie forme, graduabili dall’alto verso il basso: a) esserci, essere presenti, ed essendo auto- revoli (non autoritari) contare, cioè conse- guire il credito, la fiducia degli studenti; b) affermarsi, far capire che contiamo; rap- presenta un passo delicato secondo la sen- sibilità di chi ci sta di fronte. Chi ha subìto il potere può averne compreso i meccani- smi e mettersi in contrapposizione a detri- mento del rapporto di fiducia. Nel tempo attuale, in cui la relazione è precaria o subliminare, la scuola corre notevoli rischi soprattutto quando ritiene di aver tutta l’autorità delle decisioni; ciò vale anche nel modo di porsi di ciascun insegnante o operatore; c) rivendicare, cioè entrare nello spazio al- trui; rappresenta la tentazione del confron- to scuola-famiglie per capire chi comanda, chi ha l’ultima parola. La risposta dovrebbe essere semplice: nessuno comanda ma ha valore nella misura in cui sa servire chi è portatore dei bisogni; d) aggredire, far violenza: non sono mancati anche di recente episodi di violenza fra stu- denti, fra scuole e famiglie, dentro e fuori le istituzioni. È il modo plateale in cui le istituzioni di servizio negano se stesse. Man mano che si scende la scala, diminui- sce la fiducia. Per capire meglio basta os- servare la relazione: se la comunicazio- ne è ferma e chiara si genera fiducia; se la comunicazione è ambigua o ri- gida o intimidita, si crea sfiducia, che corrode ogni rapporto. Di fronte al potere e all’au- toritarismo può stare l’auto- revolezza (la posizione di chi serve l’altro e non ha bisogno di affermarsi perché possiede già un credito interiore); per distinguere basta osservare: il potere irrigi- disce e allontana perché accetta solo l’obbedienza, l’autore- volezza rassicura, guida, soddisfa, orienta. e la risposta dipende da come costui si pone nei confronti degli alunni e da come gestisce la conoscenza. Molti operano per punti o per successioni lineari, altri preferiscono le map- pe, le interazioni e sono capaci di intersecare le conoscenze (pluridisciplinarità). Non è un problema di quantità ma di metodo e da en- trambi può germinare la fiducia verso la per- sona che opera e ciò che essa porta con sé. È possibile introdurre il «silenzio» come luogo-tempo-modo dell’essere da soli o vicino agli altri. Un tempo era più facile riflettere, meditare, stare in silenzio, abitare dentro, fa- re deserto inseguendo emozioni e immagini mentali. Ora non si riesce più a distinguere il pensiero costruttivo dalla pubblicità, l’imma- gine ordinaria da quella che scaccia il pensie- ro, la conoscenza del bello dalla compraven- dita. E per qualcuno il denaro e il successo sono tutto. L’atteggiamento giusto dell’adulto, che opera verso i ragazzi e gli adolescenti, do- vrebbe essere: «Mi prendo cura di te, sem- pre», pur sapendo che gli adulti hanno una percezione del bisogno diversa da quella dei giovani. Ciò può generare conflitti ed è impor- tante che la scuola elabori diverse strategie di soluzione. Si tenga presente che dalla di- versa percezione dei bisogni nasce il potere, l’autorità, che va a confliggere con la fiducia. Il potere è un bisogno dell’uomo e può presen- tarsi come spinta se la risposta è emozionale, può essere invece potenzialità se la risposta è del pensiero. La scuola deve chiedersi dove
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