La Scuola e l'Uomo - n. 7-8-Luglio-Agosto 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2021 10 I l tempo presente, variamente influenzato dal diffondersi della pandemia, sembra sof- frire per mancanza di fiducia. Da una parte la gente comune, costretta a limitare le rela- zioni, a mantenere il distanziamento, a non poter fruire della normale mobilità, ha ridotto le forme usuali della comunicazione, dall’altra i mezzi di comunicazione di massa abusano in quantità delle informazioni specifiche. La cosa riguarda maggiormente i ragazzi e i giovani, più inclini a stare negli spazi ampi e bisognosi di relazioni frequenti. I luoghi in cui la mobili- tà si esprimeva maggiormente (bar, ristoranti, fiere e mercati, musei, palestre, coprifuoco, ecc.) sono stati chiusi ed è emerso un eccessi- vo e contraddittorio «parlare» dei tanti cosid- detti esperti sui mezzi di comunicazione. Si è prodotta una reazione: è come se la gente si tappasse gli orecchi di fronte a troppi battitori di tamburi. Quando la relazione interpersonale è limi- tata o debole, c’è il rischio che la comunica- zione tracimi e produca danno sociale. È ne- cessario trovare modi surrogati di relazione: allargare il contesto, capire le informazioni di ritorno e leggere la ridondanza (frequenza di comportamenti che possono anticipare si- tuazioni e, perciò, renderle prevedibili). Ogni comunicazione ha aspetti di relazione oltre che di contenuto. Se l’insegnante evidenzia il primo aspetto (apprezzare il saluto, valoriz- zare l’incontro, esprimere rapidi convenevoli -come stai? e i tuoi? riesci a stare solo con te stesso? telefoni a qualche amico, ecc.) può cambiare il clima dei rapporti. Il fenomeno ha pervaso le istituzioni e la scuola non ne è rimasta estranea. La succes- sione di provvedimenti normativi disomoge- nei ha esasperato il problema e la fiducia è scesa quasi a zero. Non si costruisce la vita di relazione senza fiducia cioè senza questo sentimento di sicurezza, che proviene dalle persone e dalle cose, collegato al mondo dei bisogni e delle emozioni. Fra operatori e frui- tori dei servizi si sono frapposti schermi opa- chi a danno della reciproca credibilità, tanto da pensare che l’epidemia sia un forte alibi per il disimpegno. L’antropologia dialogale ci ha indicato la transizione dall’obbedienza al dialogo, verso la transindividualità, che supe- ra l’isolamento, e ci ha dato strumenti contro il sociologismo, per evitare le deleghe. Ancora una volta K. Rogers ci ricorda il «rispetto pe- dagogico», cioè la possibilità di accettare l’al- tro com’è. La fiducia, parente stretta dell’autostima, richiede precise strategie. È l’atteggiamento che assumiamo verso gli altri e verso il mon- do. Cosa vuol dire fidarsi? Si può vivere se non ci si fida di nessuno? Non si può interagire se non si dà e non si riceve fiducia; in essa siamo coinvolti come individui e come educatori. La fiducia non si insegna e non si spiega perché non sta nel pensiero ma nel cuore (nel- le viscere). Chi commissiona le parole non è sempre il cervello perché le sorgenti dei senti- menti e delle pulsioni sono le viscere, il cuore. La scuola trova difficoltà ad operare a di- stanza: la curiosità è frammentaria, la per- cezione è debole, mancano le conferme e le disconferme proprie della comunicazione in presenza. Gli attori, tutti, del processo edu- cativo sono in difficoltà e non certo per la qualità degli arredi. Non c’è istruzione, e tan- to meno formazione, se tra docenti ed alunni non si crea un valido rapporto di fiducia, spes- so indebolita da qualche furbizia dei secondi e qualche sospetto o sfiducia (pregiudizio) dei primi. C’è un livello vegetativo, su cui non possiamo intervenire; un livello logico, della mente, che è controllabile; c’è un terzo livello oressico o desiderativo dove vivono i bisogni e le emozioni. Sul secondo e terzo livello l’e- ducazione può molto. La fiducia dipende dai bisogni fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, di stima e di autorealizzazione (Maslow) e trova nell’am- bito familiare il primo terreno di coltura. La funzione materna sale dal basso ed è la più vicina; quella paterna scende dall’alto e vie- ne dall’esterno come esperienza. Ci chiedia- mo quale sia la collocazione dell’insegnante LE DINAMICHE DELLA FIDUCIA Franco Martignon, già Dirigente Tecnico MIUR
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