La Scuola e l'Uomo - n. 7-8-Luglio-Agosto 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2021 9 esodale. La pace si salva solo con l’acco- glienza e l’integrazione, senza sfruttamen- to in condizioni di vita disumane, ma sem- pre nel rispetto della dignità della persona accolta. L’intervento nei luoghi di origine deve essere programmato e gestito senza intenti colonialistici nell’uso delle risorse materiali e umane. Raccomandazione, questa, diretta a « quelli che in forza della loro attività eco- nomica sono chiamati in paesi recentemente aperti all’industrializzazione: industriali, commercianti, capi o rappresentanti di gran- di imprese. La loro condizione di superiorità deve … spronarli a farsi iniziatori del pro- gresso sociale e della promozione umana, là dove sono condotti dai loro impegni econo- mici. Il loro stesso senso dell’organizzazio- ne dovrà ad essi suggerire il modo migliore per valorizzare il lavoro indigeno, formare operai qualificati, preparare ingegneri e di- rigenti, lasciare spazio alla loro iniziativa, introdurli progressivamente nei posti più elevati, preparandoli così a condividere, in un avvenire meno lontano, le responsabilità della direzione ». Ecco che significa «aiutare i migranti a ca- sa loro». Quando, invece, nessuno di quelli che potrebbero operare in tal senso si muove in questa direzione, la frase assume il tono della irrisione indifferente o, se vuole trascu- rare il costo in termini di vite umane, a dir poco blasfema. Perché tutti – nessuno escluso – sanno che significhi lasciarli o rimandarli nelle mani degli aguzzini dai quali chiedono la carità di essere liberati. universale che abbraccia tutti i membri della famiglia umana », è un sentimento negativo nella misura in cui « isola i popoli contro il lo- ro vero bene; e risulterebbe particolarmente dannoso là dove la fragilità delle economie nazionali esige invece la messa in comune degli sforzi, delle conoscenze e dei mezzi fi- nanziari, onde realizzare i programmi di svi- luppo e intensificare gli scambi commerciali e culturali ».(63). Il razzismo, retaggio dell’era coloniale, quando « ha spesso imperversato tra coloni e indigeni, creando ostacoli a una feconda comprensione reciproca e provocando ranco- ri che sono la conseguenza di reali ingiusti- zie », non solo è inaccettabile sotto il profilo morale, ma è anche causa di penalizzanti in- giustizie in pratica. Quando « in spregio dei diritti imprescrittibili della persona umana, individui e famiglie si vedono ingiustamente sottoposti a un regime d’eccezione, a causa della loro razza o del loro colore » (64). La migrazione nei tempi recenti rispetto alla data (1967) della Populorum Progressio ha assunto forme drammatiche, spesso sfo- ciate in immani tragedie. Ma nell’enciclica c’è un’avvisaglia profetica di tale dram- maticità, con considerazioni ancora valide sia per la gestione dei migranti nei luoghi di arrivo, sia riguardo all’aiuto da portare nei luoghi di provenienza al fine di evitarne la fuga. E sono parole non solo dettate da paterno buonsenso, ma da una visione rea- listica della politica mondiale in ordina al- le problematiche che inevitabilmente sono associate a un tale fenomeno biblicamente
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