La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2020 3 E d i t o r i a l e CIIM. «Senza di essa l’Unione non sarebbe che un’associazione tra le tante, più o meno apprezzabile, più o meno viva, più o meno degna di essere continuata. È la spiritualità che fa la differenza (…) È certo infatti che senza questo robusto fortino interiore non si andrà molto più in là dei luoghi comuni sul- la formazione docente o sulla qualità della scuola: riforma o no. In tal senso una profon- da spiritualità cattolica resta il “testimone” che Nosengo insegna a tutti coloro che in- tendono operare, - nella scuola e nella for- mazione professionale - quella rigenerazione civile attraverso l’educazione, iniziata agli albori di una Repubblica che oggi si vuole da più parti profondamente rinnovare nell’oriz- zonte ispirativo di una democrazia all’altez- za del XXI secolo, cui faticosamente ormai apparteniamo». Ricordando infine che don Carlo, morto il 19 luglio, ha potuto festeggiare in Cielo il compleanno di Nosengo che era nato il 20 luglio 1906, mi permetto di rivolgere anche a lui la riflessione che ho inviato alla presiden- te Rosalba perché la leggesse in occasione della messa da lui celebrata in suffragio di Cesarina. Heri dicebmus, cari Gesualdo e Cesarina e ora caro don Carlo. Non avete perduto tem- po, avete tracciato a fondo il solco dell’UCI- IM e di tante altre istituzioni e associazioni, avete saputo dare e chiedere, nel tempo che vi è stato concesso. Grandi pensieri, inizia- tive coraggiose, fedeltà ai segni dei tempi e dialoghi personali anche sulle minute cose, perché queste possono contribuire alla com- posizione dell’enorme mosaico della crea- zione, di cui voi ora vedete, nella sua pie- nezza, quello che noi vediamo solo «come un riflesso e come un enigma». Voi, che vedete «il Signore faccia a fac- cia», aiutateci a capire il nostro tempo, e a utilizzarlo per preparare «cieli nuovi e ter- re nuove», dove voi siete già arrivati come Chiesa trionfante, e dove regnate come cit- tadini sovrani della Città eterna, «nelle for- me e nei limiti di quella Costituzione» che è il Vangelo. na» che anche io desidererei! d. Carlo». Pur essendo incline al sorriso e all’infor- malità, non utilizzava il suo prestigio intel- lettuale e il suo carisma per condizionare le scelte degli organi democratici dell’UCIIM. Non negava qualche contributo volto a chia- rificare o a risolvere qualche problema, ma voleva sentirsi «un socio», che non si schie- rava con gli uni o con gli altri. Le radici di questo atteggiamento tra- spaiono dal saggio intitolato “La spiritualità nella vita e nel pensiero di Gesualdo Nosen- go”, che si trova nelle pp.147-159 degli atti del convegno a lui dedicato ad Asti nel 2006. ( Laicato cattolico educazione e scuola in Ge- sualdo Nosengo, la formazione, l’opera e il messaggio del fondatore dell’UCIIM , Elledi- ci, Torino 2008). «Non è difficile per chi è salesiano, come lo scrivente, nota don Carlo, ricordare il “laetare, bene facere e lasciar cantare le passere” di don Bosco». Alcune altre sue citazioni tratte dal Diario di Nosengo lasciano intendere la profonda consonanza che don Carlo ha trovato nella spiritualità del Grande Capo, come lo chia- mavano i suoi scolari. «Talvolta mi domando se non dovrei dare il mio aiuto alle cose così come sono, senza proporre novità. Ma poi non ci ripenso e mi pare di tradire i fatti, la coscienza, la storia. Andiamo verso la morte o verso la liberazione, che permetterà la ri- nascita?» (1959). Continua don Carlo, citan- do il diario del 22.2.67, un anno prima del- la morte di Gesualdo: «Mio Dio, perché per fare qualcosa che crediamo del Tuo Regno si deve tanto straziarci tra noi? Perché il lavo- rare per te non ci fa tutti migliori? Forse è un errore affannarsi e impegnarsi tanto? Lotto fra il resistere sul posto, anche con sofferen- za, e lasciare tutto, perché tanto non faccio nulla». Conclude su questo punto don Car- lo: «La “via crucis” interiore sembra essere per Nosengo il passaggio obbligato a quella sapienzialità che nonostante tutto riuscì a manifestare nelle sue relazioni e ad attuare nella sua azione degli ultimi anni della sua vita, pur sempre ardimentosa e attivissima». La spiritualità di Nosengo pare a don Carlo necessaria per l’essere stesso dell’U-

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