La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2020 2 E d i t o r i a l e per via telefonica e telematica, alla notizia che di colpo erano venute meno tutte le oc- casioni di incontrarlo e di vederlo faccia a faccia su questa terra, ci consente da un lato di esprimere a lui e al Padre la gratitudine per il dono che abbiamo ricevuto, nell’ulti- mo ventennio della sua attiva e animatrice presenza fra noi, UCIIM e poi AIDU; dall’al- tro di aspettare, con fede e con speranza, quell’altro modo d’incontro, «come Dio vor- rà». L’ho conosciuto in occasione di un conve- gno nazionale promosso dall’AIMC, a Fano, su invito di Carlo Buzzi, ai primi di aprile del 1990. Ne conservo gli Atti, sul tema “La con- vivenza democratica come proposta educa- tiva”. In una passeggiata serale lungo il mare, abbiamo fraternizzato, scavando nelle no- stre vite e trovando consonanze che hanno posto le basi della nostra amicizia e della nostra collaborazione associativa. Poi ci sia- mo incontrati nei convegni settembrini di Scholè, a Brescia, promossi dall’editrice La Scuola per affrontare fra docenti cattolici i problemi pedagogici e scolastici più attuali. E ricordo i suoi contributi ai convegni esti- vi del SIESC-FEEC, in cui ha svolto anche, in sede europea, il ruolo di animatore religioso e celebrante. Ricordo i suoi interventi bril- lanti, talora appassionati e accolti da tutti con attenzione e simpatia. La stessa cosa av- veniva negli incontri istituzionali e nei grup- pi di lavoro delle università pubbliche. Non era un uomo in carriera, ma un edu- catore culturalmente e scientificamente attrezzato, che si sentiva a disposizione di chi potesse ricevere un contributo utile, stu- dente o docente, credente o non credente che fosse. Quando toccò a me, all’inizio del- la mia presidenza, nel 1997, presentare alla CEI la rituale terna di nomi per la nomina del Consulente nazionale dell’UCIIM, fu Bona a farmi pensare a don Carlo, per il quale ebbe sempre una garbata simpatia. Nelle pochis- sime mail a suo nome, presenti nella memo- ria del mio computer, ho trovato questa nota del 4 sett. 2019: «Proverò a recensirlo al più presto. Un saluto dolcissimo alla «sacresta- civile, culturale e religiosa dell’esistenza individuale e comunitaria. Sono salesiano, e quindi comprenderete che ho visto in questo incarico un modo con- creto di realizzare la mia vocazione cristia- na, religiosa, presbiterale. Ma, come tutti voi, sento che in esso potrò, con voi, dare il mio apporto alla vita del Paese, collaborare allo sviluppo culturale di esso, partecipare a realizzare una società democratica, aprirmi all’Europa, essere solidale con tutti i popoli che ricercano la prosperità e la pace. Potre- mo riferirci alla “radicale vocazione” con la quale Dio ci ha chiamati ad essere uomini e donne fatti a Sua immagine e somiglianza e invitati a dare senso a “quanto ci fa passare innanzi.” (…) In secondo luogo potremo chiedere allo Spirito Santo di sentire più vivo e più forte il nostro essere membri del Popolo di Dio, che ha in Gesù il Capo e che permette ad ogni membro di avere un “dono carismatico spe- cifico”, dato “a ciascuno in modo diverso, ma sempre per il bene comune” (ICor:12,7) (…) Noi tutti, in quanto comunità civile, do- vremo impegnarci per offrire le condizioni di possibilità per una vita relazionale buona, capace di infondere fiducia e sicurezza in chi intraprende i primi passi nella vita adulta “a tutto campo” (oltre lo spazio- oggi purtrop- po non protetto- della famiglia). (…) Nel prossimo futuro mi sentirò con i Consulenti regionali e locali, per vedere insieme come esservi compagni di viaggio, in questa bella avventura di essere perso- ne, cittadini, professionisti e credenti, che “aprono le porte alla speranza” (Giovanni Paolo II) , nel sopravvenire del terzo millen- nio dell’era cristiana. (…) Spero di incontrarvi uno per uno, sezio- ne per sezione, in occasione di convegni e di iniziative di aggiornamento o in altro modo, come Dio vorrà: e così imparare a volervi bene concretamente, “faccia a faccia”. Lo desidero tanto! Con affetto e stima. Don Carlo (La Scuola e l’Uomo, 3, 1998, pp.51- 52). Il comune accorato rimpianto manifestato

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