La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2020 29 L’ insegnamento ordinario pone sempre un problema di fondo: «Come coin- volgere tutti gli alunni?» Il quesito si pone in modo sempre più impellente quanto più è profonda la sensibilità pedagogica del docente. E, se non troviamo una soluzione, alcuni possono arrendersi. «Pazienza, ho fat- to del mio meglio!». A volte la caparbietà, l’insistenza sono qualità positive che distinguono l’insegnante che opera con passione. Mentre scrivo, ritro- vo tanti criteri pensati, valutati, applicati nell’esperienza di tanti docenti; non sono garanzia di successo perché alla formazio- ne degli alunni concorrono molti fattori ma possono aiutare ad inserire all’interno di un buon percorso formativo anche quei ragazzi che sembrano restii, marginali, poco moti- vati, distratti. Ripensandoci, ho recuperato alcuni principi e criteri, che si prestano ad essere tradotti in pratica. 1. L’alunno, non l’insegnante o la metodolo- gia, è il protagonista principale del pro- cesso formativo. Tutto parte da lui, proce- de con lui e nel suo interesse; al docente spetta osservare, capire, adeguare il suo percorso didattico alle condizioni che l’a- lunno manifesta. «Ma gli alunni sono tan- ti!». Ma è vero che in una classe gli stili di apprendimento, pur essendo originali, sono confrontabili e l’insegnante può at- tuare diverse strategie per corrispondere a ciascuno di essi. 2. La natura e la cultura proprie di cia- scun ragazzo sono le piste da seguire (Quintiliano). Un’eccessiva fuoruscita da tali piste o la mancan- za di empatia comporte- ranno un prezzo in termini di distrazione, non mo- tivazione, debole rendi- mento. E, se permane nel tempo, si rischia di per- dere definitivamente la partecipazione: il ragazzo va fuori strada, con il ri- schio dell’abbandono sco- lastico (drop out). Rimane il «recupero» ma è opera tanto difficile e lunga, da coinvolgere la famiglia e tutto l’ambiente educativo, senza garanzia di buon esito. 3. Il criterio base per l’apprendimento è sempre la competenza, che si ottiene con il mettere in pratica, sul campo, in situa- zioni di vita reale, le conoscenze appre- se e consolidate tramite l’esercizio e la ripetizione. 4. È necessario distinguere tra conoscenza, immediata o sedimentata, e competenza, possesso della cosa, delle sue circostan- ze, del suo uso. A cosa servono le tabelli- ne? E perché impararle a memoria entro una certa età? E il patrimonio lessicale? E l’uso moderato della memorizzazione? E LA DIDATTICA PERSONALIZZATA: STRATEGIA NECESSARIA Franco Martignon, già Dirigente tecnico

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