La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2020 15 bili a recepire con sincerità e spontaneità i consigli e gli insegnamenti provenienti anche dalle istituzioni scolastiche. Forse i meno resilienti sono i giovani dai venticinque anni in su e la classe diri- gente dei quaranta/cinquantenni, convinti di possedere una sorta di onnipotenza ed una sostanziale immunità. In tale convinzione si evidenzierebbe, appunto, una grave assenza di solide e metabolizzate basi culturali. La resilienza consiste in una grande arma mentale, educata e costruita attra- verso la maturazione e la crescita del pro- prio io, capace di proteggere e tutelare chi sappia indossarla. Essa è da intendersi come forza intel- lettuale che emerge al momento giusto e si esplicita e viene declinata nei vari cam- pi e settori ove può esserne utile l’appli- cazione, ma soprattutto costituisce una caratteristica positiva delle persone che sono capaci di farla propria. La resilienza, come più volte sottoline- ato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è da intendersi come espres- sione di solidarietà, intrinsecamente pre- sente in quel senso di diritto comune, pa- trimonio dell’animo di ciascuno di noi. Essere resilienti non è e non può esse- re facile, in quanto, a volte, siamo tentati ad agire in maniera istintiva, passionale e poco razionale. Sarà, quindi necessario far maturare la resilienza, in coloro che vivranno da pro- tagonisti i prossimi anni. Ancora una volta sulle spalle della scuo- la, della famiglia e di tutte le Istituzioni pedagogiche e formative grava il compi- to di costruire, con metodo e pazienza, il futuro, ma non un futuro qualsiasi, bensì quello giusto o, perlomeno, meno sbaglia- to possibile, da donare a coloro i quali ci seguiranno e, forse, narreranno (in senso positivo o negativo?) il nostro comporta- mento di oggi. «Anche se il timore avrà più argo- menti, tu scegli la speranza» (Seneca) sostanza e prevedendone l’evolversi, rap- presenti una delle principali espressioni dell’intelligenza umana. Facendo sempre riferimento al terribile momento che stiamo vivendo (COVID 19), la resilienza potrebbe consistere nella ca- pacità di identificare, con largo anticipo, i rischi di un evento prima che esso si rea- lizzi concretamente, nel saper prevedere l’evolversi di determinate situazioni, anti- cipando le mosse necessarie per contene- re alcuni effetti potenzialmente negativi, nell’essere in grado di prendere tutte le contromisure necessarie, al momento in cui quanto previsto accada, bilanciando tutti gli interventi in modo da contenere al massimo i danni e limitare i sacrifici. Le stesse limitazioni alla libertà di mo- vimento, diretta conseguenza delle dif- ficoltà che stiamo vivendo, interpretate nell’ottica della resilienza, rappresentano un vero e proprio esercizio di auto disci- plina, di responsabilità , al fine di resiste- re al temibile contagio che ci minaccia. Ecco, quindi, che il concetto teorico di resilienza, si concretizza nella pratici- tà della vita, determinando anche delle domande: «quanto, rispetto al COVID 19, sono stati resilienti i nostri governanti?»; «quanto siamo stati e siamo resilienti nel fornire quel necessario contributo indivi- duale alla risoluzione del problema?». Evitare tristezze, pessimismi, «le la- gnosità ininterrotte e corali», ricercare, all’interno delle proprie case, spazi, «pen- satoi», dove poter coltivare anche un mi- nimo senso dell’umorismo, per affrontare i momenti di difficoltà e depressione, non è solo uno dei tanti consigli proposti da noti personaggi quali Aldo Grasso e Raffa- ele Morelli, ma è proprio un vero esercizio della resilienza. Senza la presunzione di essere statisti- ci, potremmo comunque dire che, forse, rispetto all’attuale terribile momento so- cio-sanitario, i più resilienti sono gli anzia- ni, saggi e legati ad abitudini semplici e lineari ed i ragazzi in età scolare, disponi-
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