La Scuola e l'Uomo - n. 7-8 - Luglio-Agosto 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2020 14 I l concetto di resilienza , da un po’ di tempo, è diventato di uso comune. Con tale termine, volendo sintetiz- zare, ci si riferisce alla capacità di fare fronte in maniera positiva ad eventi trau- matici. L’applicazione dell’idea di resilienza ad ambiti svariati ed anche diversi tra loro, ha avuto come conseguenza che, oltre che nel campo psicologico e medico, essa abbia trovato spazio nel mondo del lavo- ro, dello sport, della vita quotidiana. Non c’è dubbio che un’interpretazione ampia del valore della resilienza, possa essere un valido aiuto per l’elaborazione di idee prodromiche rispetto a conse- quenziali comportamenti; il nostro agire pratico, quando illuminato da elaborazio- ni teoriche attente, può divenire utile non solo per i singoli, ma anche per le comu- nità intere. In un periodo, quello attuale, caratte- rizzato dagli stravolgimenti della nostra vita causati dalla pandemia di COVID 19, tale enunciazione diviene ancora più ve- ritiera. Ma non erano, forse, già resilienti, ed in grande misura, i giovani soldati che, tornando dalla II Guerra Mondiale, non trovavano più nulla, dal punto di vista sia economico che sociale e morale? Non è sempre stato resiliente l’atleta di ogni tempo che, sconfitto in una gara decisiva, ha saputo ricercare e trovare gli stimoli necessari per riprendere gli allena- menti e puntare all’obiettivo successivo? Volendo forzare il ragionamento, di quanta resilienza hanno avuto bisogno Adamo ed Eva, una volta espulsi dal Para- diso Terrestre, per iniziare una vita uma- na complessa ed irta di difficoltà? La resilienza, che potremmo immagina- re come un filo d’erba che riesce a cresce- re tra le crepe di una strada asfaltata, ap- pare come una dote da sempre presente nel patrimonio genetico umano. L’Uomo ha sempre convissuto con scon- fitte e difficoltà, cadute e distruzioni, dalle quali, in varia misura, è comunque venuto a capo, ricominciando a vivere, ricostruendo un nuovo habitat nel quale intraprendere ulteriori relazioni sociali. La resilienza, però, come tutte le virtù, va curata ed educata, tutelata come una piccola piantina esposta ai rigori del clima ed ai rischi degli imprevisti. È proprio il contesto educativo in cui si vive a rendere forte e solida la nostra piantina, permettendole di attecchire in maniera duratura. Ancora una volta, anche su questo spe- cifico argomento, è la Cultura a fare la differenza. Educare gli individui alla comprensione dei cambiamenti in atto, renderli capaci, in autonomia, di piegarsi, nella giusta mi- sura, rispetto al vento che soffia, per po- ter poi, al momento opportuno, tornare al proprio posto continuando a realizzare comportamenti consoni al proprio modo di intendere la vita, è compito precipuo delle Agenzie formative ed educative. Recita un noto e saggio proverbio sici- liano/calabrese: « quannu tira forti ventu, fatti canna». La resilienza non è sottomissione, non è ipocrisia, non è debolezza: per quanto ogni definizione, risulti sempre limitante, potremmo azzardare che la capacità di adeguarsi ai tempi, comprendendone la EDUCARE ALLA RESILIENZA Domenico Magro, medico ematologo presso AO Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, socio sostenitore della sezione di Soverato
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