Luglio-Agosto 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 28 dell’INVALSI su singole scuole e, purtrop- po, indurre colpevolmente anche quello che possiamo definire come il «valore sottratto», il quale è misurabile con i dati dell’insuc- cesso scolastico che chiamiamo dispersione e mortalità scolastica. Ci rendiamo conto di aver fatto delle ri- flessioni temerarie, ma le abbiamo dette con lo stesso provocatorio candore del bambino che, nella fiaba di H. C. Andersen « I vesti- ti nuovi dell’imperatore », tra la folla grida una cosa indicibile ma a tutti visibile: il re è nudo ! Le riforme indossate dalla scuola corro- no il rischio dei vestiti dell’imperatore che si illude esistano davvero perché tutta la corte lo convince che sia così! Non so se la nostra sia una metafora o un’analogia, ma so di sicuro che spes- so c’è una forte discrasia tra ciò che viene dichiarato nell’offerta formativa della scuola e ciò che viene agito in ogni sua singola cellula, ovvero dentro le singole classi. Dobbiamo avere il co- raggio di dirlo, svelando ciò che appa- re ma che non si vuole ancora vedere. Vogliamo concludere queste nostre riflessioni con un accenno alle respon- sabilità del dirigente scolastico in or- dine alla «presa in carico» dei risultati della scuola che dirige, con la conse- guente diffusione sia nei confronti dei docenti che degli organi collegiali, così come prevede il recente Regolamento relativo al reclutamento dei dirigen- ti scolastici laddove prevede che siano esperti di « valutazione ed autovalutazione del personale, degli apprendimenti e dei si- stemi e dei processi scolastici ». Il cerchio valutativo, quindi, può essere considerato chiuso, almeno sul piano forma- le. Resta sempre il problema relativo alla debole connessione ( loosely coupled ) tra i cambiamenti richiesti dalle norme e quelli concretamente realizzati dalle persone. As- sisteremo, ancora una volta, ad una sorta di lost in translation? Perdersi nella traduzione delle riforme in comportamenti procedura- li e formali è un rischio che non dobbiamo sottovalutare, perché nelle nostre scuole la fa da padrone la burocratizzazione di tutti i cambiamenti. casi, sono riportati in modo dettagliato nel piano dell’offerta formativa della scuola. Indicazioni Nazionali e Linee Guida, quando sono conosciute, lo sono, per così dire, in modo inerte, perché se ne colgono gli aspetti formali senza che questi provochino cambia- menti sostanziali. Insomma, i docenti spesso rinunciano a fare il doveroso salto metodo- logico e didattico richiesto dalle riforme che riguardano l’offerta formativa della scuola, dalle trasformazioni sociali, culturali, eco- nomici, dalle esigenze formative dei nostri giovani, oggi molto diverse dal passato. Dunque, è facile concludere che questo livello di analisi - che ogni scuola autonoma- mente dovrebbe fare avvalendosi dei dati IN- VALSI che la riguardano – rende evidente un dato a tutti noto: gli esiti di apprendimen- to degli studenti si basano (e sono ad essa riferibili) sulla libera erogazione dell’inse- gnamento da parte del singolo docente, così individuando proprio nei docenti di classe i co-autori dei risultati. Se tutti noi riflettessimo davvero sul «va- lore aggiunto» che ogni singolo insegnante è in grado di indurre, potremmo anche com- prendere pienamente il profilo professionale del docente di qualità. È proprio l’insegna- mento di qualità – e, dunque, gli insegnan- ti di qualità – che può creare quel «valore aggiunto» testato dalla ricerca diacronica

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