Luglio-Agosto 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 16 coraggiano chi ha paura, non distribuiscono patenti né di merito né di demerito. È già così difficile e complesso creare e persegui- re un proprio progetto di vita, figuriamoci se poi qualcuno si arroga il diritto di premiare o castigare qualcun altro per le scelte fatte. I maestri riconoscono ed amano l’errore, per- ché è la fonte della vita e della conoscenza, i prof. lo disdegnano come fosse il nemico della verità e della scienza: consapevoli i primi che rendersi contro di aver sbagliato è l’unica possibilità che è riservata all’uomo per continuare a cercare il vero, il bene, il bello… Certo si pone il problema di come «testi- moniare i saperi», visto che, come mi pare di aver dimostrato essi non si trasmettono, ma si vivono, incarnati nella quotidianità delle nostre esistenze; in altri termini occor- re, per correttezza e rispetto verso chi fa il mestiere dell’insegnante, cercare di mette- re in luce il rapporto tra conoscenza e testi- monianza, per non cadere né nel paradosso socratico del «so di non sapere», né in quel- lo del vescovo di Cusa della «dotta ignoran- za»… Ma di questo mi occuperò nel prossimo articolo… fissarli («segnarli dentro») nel campo delle conoscenze degli studenti, la vita non può essere sottoposta a un processo di questo genere: codificazione, strutturazione e fissa- zione mnestica. Di conseguenza i prof (uo- mini di scienza e conoscenza) non possono insegnare a vivere. Ci si potrebbe domanda- re, altresì, che bisogno ci sia di scuole, orari, materie di studio esami e altri ammennicoli burocratici ammantati di pedagogia, per as- sicurare la diffusione delle conoscenze ac- quisite e la conquista di quelle che ancora ci sfuggono, ma questo è un tema che ho già discusso in una serie di articoli intitolati: Più scuole fuori dalle scuole… Quel che mi preme dire in questa sede è che della vita si dà testimonianza e che per questo servono i Maestri : quelli che non pre- tendono l’ascolto, ma chiedono la sequela; quelli che non sono bravi perché sanno tante cose e addirittura hanno a disposizione una vasta gamma di tecniche per farle appren- dere ai loro scolari, ma perché coinvolgono per intero l’umanità dei ragazzi loro affida- ti orientandola verso percorsi di identità e di progetto. I maestri ascoltano, chiedono, osservano, orientano, sollevano chi cade, in-
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