Luglio-Agosto 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 15 ha racchiuso questo senso dell’educazione scolastica in un «manifesto» intitolato «In- segnare a vivere» (2015), cosa che, a dire il vero, non è neanche tanto nuova, al punto che alla fine del ‘700 J. J. Rousseau faceva dire al Maestro di Emilio : «Vivere è il mestie- re che voglio insegnargli…». Non si può insegnare a vivere, ma si può testimoniare un modo di vivere… Ci si può domandare: ma si può insegnare a vivere? E chi lo potrebbe fare? E con quali strumenti? La mia risposta alla prima domanda è: no; non perché non si abbia pratica sufficiente della vita e delle sue manifestazioni da non poterne trasmettere i significati e le inter- pretazioni alle giovani generazioni, la mia obiezione riguarda il tipo di azioni sottese al verbo «insegnare». Se insegnare, anche etimologicamente significa «trasformare la realtà in segni» (codificare) e poi tentare di Perché i PROF. insegnano, i MAESTRI testimoniano. A scuola si «curano» le persone C’è ancora tantissima gente (politici, ge- nitori, studiosi…) che è convinta di difendere la qualità della scuola se ne esalta le sue ca- pacità di elaborare e tramettere conoscen- ze. Oggi, poi che i saperi scientifici (specie quelli legati alle scienze biologiche e tecno- logiche) stanno facendo passi da gigante ver- so sempre nuove scoperta ed applicazioni, che hanno una diretta influenza sui sistemi di vita e di relazioni tra gli uomini e tra que- sti e la natura, appare quasi blasfemo soste- nere che, molto probabilmente, al centro dell’interesse educativo scolastico non stan- no le scienze, ma la «cura» delle persone e delle loro vite. Quasi tutti i ricercatori in campo peda- gogico oggi, concordano sull’idea che l’in- segnamento sia una «professione di cura» (come il medico, lo psicologo, il mentore…): soltanto che si equivoca sul fatto che l’i- dea di cura è associata a quella di «tera- pia». La cura della persona a scuola non può, non sa e non deve guarire nessu- no: semplicemente deve aiutarla a tirar fuori da sé, dal suo patrimonio di risorse umane, la forza di affrontare la vita con i suoi incredibili contrafforti emotivi, co- gnitivi, sociali in una parola esistenziali, perseguendo lo scopo essenziale di col- tivare i semi della fraternità, della mi- sericordia, della giustizia, in una parola dell’umanesimo della convivenza. Con una espressione molto efficace e sin- tetica il filosofo franco-ispano E. Morin Italo Bassotto, già Dirigente tecnico ABBIAMO BISOGNO DI MAESTRI , NON DI PROF …(*) (*) La prima parte di questo articolo è stata pubblicata sul numero 5-6/19 di questa Rivista

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