Luglio-Agosto 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 13 alternativo, in particolare, di sinistra, sono rischiose e a volte addirittura controfattuali. In breve, invece di produrre un campo con- flittuale all’interno della logica populista si dovrebbe cercare di uscire da questo mo- mento assimilatore al fine di ricostruire una cultura politica di riferimento, una lanterna che faccia luce in un periodo di confusione. In modo specifico, sono i corpi intermedi con la loro funzione educativa che devono tor- nare sul piano politico alla ricerca del sog- getto costituente di una politica alternativa, ossia del soggetto capace di creare processi storici – questo tipo di creazione conflittuale è il solo antidoto alla governance della crisi strutturale. I partiti politici, che rappresen- tavano queste soggettività, sono progressi- vamente scomparsi dalla lotta per il pote- re, hanno raggiunto il loro apice e si sono spenti oppure hanno dovuto rivoluzionare la propria costituzione interna per sopravvive- re al mutamento della logica politica. Ma in sostanza queste soggettività risiedono nel popolo? È possibile dare vita ad un processo storico partendo da un significante vuoto? In altri termini, è auspicabile che un significan- te vuoto possa divenire soggettività oppure si tratta concretamente di una opportunità del neoliberismo – governance che si sostie- ne sulla produzione significanti vuoti – di penetrare nel campo politico della società occidentale ed europea? La questione prin- cipale quindi dovrebbe essere la creazione di un paradigma di riferimento alternativo, che faccia convergere gli imperativi dell’e- ducazione e del consenso, della responsabi- lità e del governo all’interno di un percorso che sia in grado di gestire le nuove tendenze storiche. La ricerca di nuove forme di costru- zione del politico è una sfida, un processo di creazione ai margini della politica che ri- conduca al centro la produzione discorsiva di soggettività politiche al fine di definire e riorganizzare il campo conflittuale in termi- ni politici e di egemonia culturale. In altre parole, abbiamo bisogno di una produzione culturale che superi l’attuale logica politica sistemica. L’autentico discorso conflittuale democratico deve sfidare le fratture del suo tempo sulla scomparsa della soggettività in grado di produrre trasformazioni radicali al- ternative. sione» positiva o negativa di una decisione presa altrove. Il populismo, dunque, è anche il pro- dotto del cambiamento del ruolo dell’e- lettore verso la politica, il quale mediante una apparente partecipazione perpetua ai meccanismi politici si trasforma in un sog- getto-giocatore che decide le sorti di una determinata logica politica collettivamen- te, come un flusso che si sposta da un re- cipiente ad un altro con una rapidità incon- trollabile. La sua scarsa incisione sui temi politici fondamentali, conseguenze diretta della globalizzazione, induce l’elettore a spogliarsi completamente del suo diritto di vigilanza «sovrano» facendo venire meno anche la responsabilità insita all’interno di un meccanismo istituzionale binario: il dive- nire pubblico dell’elettorato. La produzione di una società civile vuota incarnata da un rapporto diretto tra la costruzione immagi- naria del popolo e l’operatività del leader – ossia, dell’unica figura in grado di rende- re reale una richiesta popolare – accentua la crisi della politica, in particolare la crisi della rappresentanza della democrazia libe- rale. Il rapporto che si produce tra demo- crazia diretta e populismo valorizza il ruolo della leadership – elemento critico già mes- so in risalto da Dardot e Laval – all’interno di una società svuotata che non trova più il modo di esprimersi perché legata a concetti sfuggenti, problemi economici a lei estra- nea e all’impossibilità di orientare il proprio futuro. La logica populista assorbe i corpi intermedi, non esiste più una relazione di- scorsiva interna al partito ma una retorica discorsiva esterna che annulla lo spazio li- berale garante del controllo dei governanti. La creazione di una società con significanti vuoti, che attendono di essere modellati al fine di costruire la parte che si farà popolo, minaccia l’elaborazione critica individuale. «Il populismo presuppone una società civile incapace di produrre domande», che si ri- volga alla politica soltanto come sostegno di una leadership momentanea (Canfora e Zagrebelsky, 2014). Viviamo in un momento populista. Una logica discorsiva che tenta di farsi strada at- traverso la crisi. L’idea di riappropriarsi del- le istanze dal basso mediante un populismo
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