Luglio-Agosto 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 12 un giuramento di carattere identitario, una trasformazione del concetto classico, che ha come risultato una deresponsabilizzazione del suo elettorato – e più in generale del po- polo che ha creato quell’identità. Delega la sua volontà alla volontà di chi può farsene carico per dargli voce in sede istituzionale, perdendo però il potere di controllare e cri- ticare. Questo processo di annichilimento del principio responsabilità è stato solo portato alle estreme conseguenze dal populismo, ma è un meccanismo che si sviluppa già con la mediatizzazione della politica. Ogni partito politico avevo il suo organo mediatico, co- struiva opinioni, certezze e dava indicazioni con lo scopo di trovare una maggioranza che gli permettesse di governa- re. Ora, è proprio questo si- stema che sta subendo una metamorfosi, i partiti non riescono più a regolare ed influenzare i cittadini, in altri termini, i partiti tra- dizionali non riescono più a costruire un soggetto po- litico che è il collante del potere. La complessità e la lentezza dei corpi interme- di di sviluppare politiche pubbliche ed organizzare strategie operative per la ricerca e l’accumulazione di voti, sta progressivamen- te sbriciolando il meccani- smo ideologico che univa la classe dirigente alla base del suo elettorato. Con l’affermazione dei parti- ti «pigliatutto» si è passati definitivamente dall’elettore polarizzato all’elettore pubbli- co (Manin, 2010). Questo fenomeno media- tico ha prodotto un relativo aumento della cittadinanza attiva, della partecipazione politica, sensibilizzando tematiche delicate ma sotto forma di una politica dell’ audience ( U rbinati , Democrazia sfigurata. Il popolo tra opinione e verità , 2014), dell’educazione alla formazione di un pubblico-spettatore, il quale non percepisce una reale capacità di incidete sul processo di costruzione delle po- litiche pubbliche ma solo di «fare una recen- freni e contrappesi alla logica del mercato. È il mutamento delle categorie liberali che spiega la costruzione del momento populi- sta. La rappresentanza politica presuppone una distanza legittimante tra le istituzioni e l’elettorato (rappresentato, stilisticamente, con il popolo). Anche se la scelta concreta del candidato non ha assunto tutte le ca- ratteristiche di una scelta critica ma abbia conservato nella sua storia una connotazio- ne per lo più ideologica, quasi identitaria, la distanza rimane: è lo «spazio liberale» che oggi è entrato definitivamente in crisi ma nel quale poteva esprimersi la responsabilità po- litica del popolo. Questo «spazio» è ciò che resta del residuo responsabilità (in termini politici, l’ accountability ), che controlla il rapporto fiduciario che lega il popolo al buon funziona- mento delle istituzioni li- berali (parlamento e gover- no). In linea di principio, è questo passaggio elettorale che identifica la democra- zia rappresentativa. La logica populista supe- ra questa struttura circo- lare della rappresentanza, oltrepassa quel principio responsabilità su cui è fon- data la rappresentatività svincolata dall’identità. Si riappropria del meccani- smo identitario svincolando il principio della rappresen- tanza, così come era inte- sa dai partiti politici della tradizione liberale, al fine di ottenere una perfetta sovrapposizione rappresentativa tra funzio- ne della leadership e le istanze popolari. In questo modo, chi copre la figura del lea- der è l’espressione compiuta del popolo, se c’è un effettivo riconoscimento del popolo come parte legittimante di un processo di costruzione del campo di azione del leader , per rimettere in equilibrio la distanza tra le istituzioni elitarie e le richieste dal basso, l’identificazione si fa totale e la rappresen- tanza si riduce all’elemento liquido di una società postdemocratica. Non è una promes- sa di rappresentanza e neanche una fede ma

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