Luglio-Agosto 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 10 litica» non coglie fino in fondo il mutamento che sta subendo «il politico». Il concetto di crisi implica l’idea di uno stato transitorio la cui fine riproponga l’ordine delle cose prece- dente ma una trasformazione implica inve- ce un ripensamento delle categorie in base all’ordine culturale egemone, è la crisi che definisce l’ordine politico. Se siamo davanti ad una logica costitutiva del populismo, anche se complessa perché possiede un numero potenzialmente infini- to di maschere, si possono delineare alcu- ni degli stratagemmi che la trasformano da movimento essenzialmente di opposizione a potenziale forza di governo. Il primo è chia- ramente la semplificazione del discorso poli- tico, lineare, rapido e conciso che permette una comunicazione diretta, senza media- zioni, stabilendo un contatto con la massa proprio mediante il linguaggio. Tale contatto è rafforzato dalla definizione di un nemico comune come causa principale dei problemi sociali al fine di dare forma e consistenza alla costruzione del presunto soggetto poli- tico, «l’obiettivo polemico per antonomasia è non tanto il politico» – aspetto totalmente obliato dal discorso populista – «quanto più propriamente l’intellettuale» (Benvenuti, 2015), che in linea con la costruzione di una egemonia culturale deve tentare una emar- ginazione silenziosa della componente cri- tica della società. Il secondo, è il principio di uniformità che si oppone al concetto di omologazione in quanto ciò che «mette in- sieme» è qualcosa di molto diverso tra loro ma che è unito dall’illusione delle opinioni condivise (anche attraverso i social media ) contro qualcosa di oggettivamente obsoleto che deve essere superato, quale che sia la sua importanza storica in difesa di determi- nati ideali. Il terzo, può essere identificato come il principio della ripetizione, comune- mente usata per mantenere il potere, qui è riproposta come una strategia di conqui- sta del potere. La sostanza dei contenuti è minima e chiara, è decisa da un algoritmo, in base all’opinione generale, che ne estra- pola la parola chiave e la ripete continua- mente con diverse modalità e spaziando in differenti contesti (dal web alle piazze). Il quarto riguarda il linguaggio, forse l’aspet- to più interessante di un fenomeno che ha vogliono idealizzare; c) un movimento che si costituisce solo in opposizione all’oligarchia della classi dirigenti, diversamente dalla lo- gica dei partiti tradizionali: nell’immagina- rio comune l’élite assume una dimensione mitologica nella quale è possibile dare forme ogni volta differenti al «nemico» per render- lo appetibile alla duttilità del soggetto politi- co – la logica della mediazione parlamentare perde la sua effettività lasciando uno spazio vuoto tra i due estremi della clessidra, che potrà essere colmato solo attraverso un avvi- cinamento tra il popolo e la sua rappresenta- zione idealizzata; d) la sfera comunicativa è l’elemento che ha rivoluzionato la creazione del soggetto politico, l’algoritmo ha dato il via ad una mutazione senza precedenti nella costruzione del discorso politico, adattando le proposte, i programmi e lo stesso spiri- to del movimento alle parole (e dunque al vocabolario con il quale sono espresse le richieste) di un contesto sociale specifico, territoriale e identitario, nel quale produrre egemonia senza risposte (o risposte parziali, tenendo conto della trasversalità del sogget- to che riceve il messaggio) – l’affermazione di un discorso nazionale è il prodotto di una richiesta artificiale ma con basi fortemente popolari, perde il suo autentico richiamo al nazionalismo al fine di identificarsi con l’a- spetto identitario individuale; e) il carattere riformatore, innovativo, originale della ra- zionalità con cui si manifesta e con cui tenta una riappropriazione del paradigma naziona- le-identitario attraverso l’intervento della politica è funzionale all’assorbimento delle istanze sociali che moltiplicandosi gravitano al di fuori (e in divenire) del soggetto politi- co di riferimento. Molto raramente, però, il populismo rie- sce a produrre riforme politiche che consen- tono al popolo di partecipare in modo con- creto alla vita politica e questo genera una disfunzione della democrazia che colpiva an- che i regimi liberali puri. L’attuazione delle riforme istituzionali in Europa è invece un sintomo paradigmatico di come la democra- zia stia cambiando la sua pelle, riformulando la sua concezione ma senza mai perdere quel legame profondo che la lega all’idea di liber- tà (Cfr. AA. VV. In che stato è la democra- zia?, 2010). Chi sostiene una crisi della «po-
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