Luglio-Agosto 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 9 rale da cui deriva la definizione « democra- tic illiberalism » (Pappas, 2012). Da questa angolazione, il populismo non deve essere interpretato come una minaccia per la de- mocrazia e la rinascita di sintomi patologici della società, poiché non rappresenta forme antidemocratiche ma una trasformazione della democrazia, della definizione di ciò che è democratico, in relazione allo spazio politico ed alla produzione di nuovi saperi. I colpi mirati alla struttura liberale, declinata per lo più nella sua veste progressista, hanno scoperto il velo di una società illiberale che porta nel suo stesso mutamento un affievo- lirsi anche dei diritti sociali. A dimostrazione della duttilità del concetto, si può dire che il populismo mette in crisi le strutture su cui si poggiano le istituzioni liberali, le basi del dinamismo delle costituzioni democratiche, e quindi i valori sui quali si è tentato di costruire una società aperta (dall’assi- stenzialismo all’affermarsi dell’uguaglianza) al fine di dare spazio a nuove forme di espressione democratica che si manifestano tramite il farsi-politica (il divenire politica di una nuova rap- presentazione del «politi- co») della dottrina econo- mica neoliberale. Tenendo conto dei mu- tamenti della sfera politi- ca e della flessibilità di cui sono soggetti, si possono definire i meccanismi con- temporanei del populismo: a) il passaggio dal leader carismatico al leader ope- ratore/oratore in cui la retorica acquista un ruo- lo fondamentale, si pone oltre il carattere manipolatorio delle masse per occuparsi del coinvolgimento emotivo, della mobilitazione totale delle passioni; b) un esteso movimen- to di massa – nella concezione greca, qual- cosa di irregolare ed elastico da modellare con le mani – che si manifesta mediante la raffigurazione iconografica del leader che costruisce il soggetto politico, può prendere qualsiasi forma in base ai contenuti che si acuito con il verificarsi della crisi economica (la crisi più lunga che l’Occidente abbia mai affrontato, una lunga gestazione politica) e quindi della crisi del sistema. Il popolo si è fatto soggetto politico entrando prepoten- te nel sistema politico in crisi, modificando sensibilmente alcuni aspetti delle democra- zie parlamentari. Il richiamo alla critica del- la globalizzazione – in particolare, l’appello alla nozione di sovranità, che se letta in un certo modo è un rifugio di democrazia ma senza un contropotere in grado di sostene- re la sua «potenza costituente» può ritor- cersi contro la stessa democrazia – da parte di queste tendenze politiche è una messa in stato d’accusa di un ordine politico (la strut- tura liberale e il suo sistema rappresenta- tivo) ma non di una egemonia culturale di carattere neoliberale estesa verso tutte le classi e che si intensifica attraverso la crisi. L’icono- grafia di una comunità che crede di aver raggiunto la fine della storia e si priva dell’utopia intesa come immaginazione creativa, è la rappresentazione idea- le di una comunità che fa del sapere scientifico un mezzo e non un fine per lo sviluppo della società mo- derna (riprendendo il di- battito aperto dal libro di C acciari e P rodi , Occidente senza utopie , 2016), come la si voglia intendere sta- tuale o poststatuale. D’altra parte, è nota la semplicità con cui il popu- lismo può destabilizzare le fondamenta di alcuni regi- mi liberali. Sono numerose le volte in cui questo fenomeno si pone in contrasto con i principi politici del liberali- smo classico, costituzionale e progressista, come quando si scaglia contro l’uguaglianza politica e la difesa dei diritti delle minoran- ze (Mudde e Rovira Kaltwasser, 2012). A mio modo di vedere, l’interpretazione proposta da Pappas coglie il populismo nella sua es- senza, ciò che caratterizza il fenomeno è la sua contrapposizione con la dimensione libe-
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=