Luglio-Agosto 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2019 8 Valerio Valenti, Specializzando Scuola Europea di Parma FENOMENOLOGIA DEL POPULISMO LA METAMORFOSI DELLE ÉLITE POLITICHE IN EUROPA (*) terpretazione fatta da altri ma dal ragionato e consapevole effetto che questo fenomeno può provocare all’interno di una società che ormai è avviata alla digitalizzazione dei suoi sistemi complessi (dalla produzione al lavo- ro). Una analisi della correlazione tra populi- smo e neoliberismo europeo potrebbe essere un ottimo esercizio critico per comprendere alcuni passaggi del nostro tempo. Entrambi giocano su logiche postmoderne, quella del divenire intesa come accelerazione del pre- sente (si veda, sul punto, il saggio di Hartmut Rosa) e quella del sapere come potere. L’ac- celerazione e lo sviluppo tecnologico sono i due assi che definiscono il nostro tempo e sia il populismo che il neoliberismo sono il frutto di queste grandi trasformazioni. Se ri- definiti all’interno del quadro europeo, essi possono essere interpretati come due facce della stessa medaglia. Più precisamente, il populismo può essere interpretato come un modo di esprimersi del neoliberismo nel campo politico: di creare «il politico» come specchio della funzione economica. Le interpretazioni regressive del populi- smo che si spingono verso la comparazione con antiche forme di assolutismo non rispec- chiano il reale meccanismo del suo sviluppo e neanche una sua possibile degenerazione. Il più delle volte le forze che si sono richia- mate al populismo hanno rivitalizzato alcune istanze democratiche e richieste di rinnova- mento che si erano assopite nel lungo sonno dei partiti socialdemocratici. Le spinte dal basso non coincidevano con le riforme che provenivano dalle istituzioni e questo ha creato un senso di disorientamento che si è Elementi sfuggenti di un termine in transizione L’analisi del populismo sudamericano, le- gato fortemente all’esperienza nazionale, è utile a chiarire alcuni aspetti fondamentali del populismo europeo e, più in generale, di matrice occidentale. In molte interpretazio- ni, il populismo è stato definito attraverso una impostazione ideologica, la quale non aiuta una comprensione interna di questo fenomeno e la sua relativa portata radica- le nel campo politico ma offre una versio- ne tipizzata del mutamento del politico. Una delle più acute studiose del fenomeno, Nadia Urbinati, ha fatto notare, nell’intro- duzione di un volume fondamentale sul po- pulismo, che l’uso ambiguo «di un termi- ne di per sé impreciso potrebbe indurre a pensare che la politica si regge sulla logica di questo tipo: o la difesa dello status quo (quale che sia) o il populismo. Sono almeno due gli esiti insoddisfacenti di tale pratica, sempre più in uso: pensare che il populi- smo sia essenzialmente un movimento di opposizione; e pensare che la politica de- mocratica consista essenzialmente nell’eri- gere maggioranze e governi» (Muller, 2017). Come vedremo, questa premessa quasi me- todologica sarà utile per cercare di inter- pretare il populismo come una nuova logica di governo e dunque come una nuova forza in grado di andare oltre l’apparente opposi- zione e costruire un proprio discorso politi- co. L’ambivalenza del populismo non deve spingere a un giudizio piatto basato su una in- (*) La prima parte di questo articolo è stata pubblicata sul numero 5-6/2019 di questa Rivista

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