Luglio-Agosto 2018
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 7-8 Luglio-Agosto 2018 26 co e se non si realizza la colpa è degli inse- gnanti. Un’immagine così indebolita unita alle reali difficoltà nel percorso di studi ed alla possibilità di ingigantire certa insoddi- sfazione attraverso la rete, provoca feno- meni di bullismo: un nuovo modo per com- battere l’autorità. Contestualmente all’iscrizione è richie- sta la firma di un Patto educativo di corre- sponsabilità, finalizzato a definire in manie- ra dettagliata e condivisa diritti e doveri, nel rapporto tra istituzione scolastica auto- noma, studenti e famiglie (DPR 249-98 e 235-07). Si passa quindi dal contratto for- mativo al patto di corresponsabilità; non si tratta più soltanto di prendere atto, ma di sottoscrivere e quindi di impegnarsi concre- tamente e rispondere delle proprie azioni. È questa la strada che può contrastare quegli episodi di aggressività, purtroppo in aumento, in una scuola che in attesa di re- cuperare il senso della comunità sia almeno rispettosa della contrattualità responsabil- mente condivisa dalle sue componenti, pri- ma ancora di evocare la clava delle boccia- ture per far riacquistare dignità professio- nale ai docenti, che a loro volta fanno parte del patto. Una situazione che vede capovol- gersi il ruolo dei genitori, che anziché assu- mere la responsabilità dei figli diventano critici talvolta violenti dell’operato della scuola. Da una parte sono clienti esigenti nei confronti del servizio e dall’altra difen- sori ad oltranza dei loro pargoli, i quali un po’ a tutte le età imparano presto come trarre vantaggio dai conflitti degli adulti, a loro volta con qualcosa da farsi perdonare. Di recente il ministero ha aggiornato i contenuti di quel patto richiamando gli im- pegni di tutti, a cominciare dagli stessi do- centi. Trasparenza, comunicazione e parte- cipazione sono i pilastri attorno ai quali si può tentare di ricostruire la comunità; van- no coinvolti gli allievi nei percorsi di studio e di ricerca anche extrascolastici ed i geni- tori nell’intervenire nel processo educativo. Per gli studenti sensibili più che in passato alle relazioni interpersonali occorre pro- muovere la comunicazione, non solo attra- verso le tecnologie, con gli insegnanti ed i compagni, specialmente i più piccoli che vi- vono nello stesso istituto. Si deve chiedere loro di impegnarsi per raggiungere gli obiet- tivi che gli adulti devono essere in grado di intravvedere e di proporre. Il problema più importante non è l’uso del telefono cellula- re, che può riguardare anche gli adulti stes- si e la didattica. Il recente documento ministeriale però ripropone un lungo elenco di adempimenti ai quali gli studenti sono chiamati, con le relative punizioni, che ci fanno tornare in- dietro nel tempo, ad un’impostazione buro- cratica della vita scolastica, sottraendola al dialogo educativo, che nulla ha a che vede- re con il così detto buonismo, ed esponen- dola al contenzioso legale. Tutti sanno che gli organi collegiali sono poco più che un relitto burocratico, ma nes- suno sembra interessato a riformarli e a ri- lanciarli; ci si è arresi di fronte all’utopia di chi negli anni della loro istituzione voleva costruire la «società educante». Oggi un patto con tanto di sanzioni, anche per i ge- nitori, con la riparazione del danno, potreb- be aiutare la sopravvivenza di una relazio- ne, prima di arrivare nelle aule dei tribuna- li. Trasparenza negli atti e nei comporta- menti , partecipazione e assunzione di re- sponsabilità, comunicazione educativa e condivisione di regole e valori, potrebbero ispirare l’elaborazione di un regolamento di istituto.
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