Luglio-Agosto 2018

PATTO DI CORRESPONSABILITÀ: UTOPIA EDUCATIVA O CONTRATTO PER LA SOPRAVVIVENZA Giancarlo Sacchi, Esperto di politica scolastica C on i decreti delegati del 1974 genitori e studenti venivano chiamati come soggetti collettivi a partecipare alla gestione della scuola. Non più destinatari in vari modi dell’intervento didattico, ma cor- responsabili, attraverso gli organi collegiali, delle scelte educative sulla base del dialogo con i docenti. La scuola della Repubblica si ispirava ai principi della comunità educante nella quale i giovani erano protagonisti del loro percorso di crescita in un’ottica di svi- luppo della stessa. Non si trattava di assu- mere di fronte a coloro che trasgredivano le regole un atteggiamento repressivo, come prevedeva il decreto fascista sulla discipli- na, ma di formare uno spirito democratico ed una pratica di collaborazione in cui la norma era vista come un’esortazione al mi- glioramento delle relazioni ed un percorso di condivisione dei valori sociali. Bisognava uscire da un governo burocra- tico, in nome dello Stato, per allargare lo spazio al rapporto diretto tra scuola e so- cietà mediante strumenti già in uso nella democrazia rappresentativa del nostro Pae- se. Si sa che l’istituzione, posta formalmen- te a garanzia dell’unità nazionale, prevalse sulla comunità, centrata sulle domande so- ciali del territorio e così anche la partecipa- zione perse valore facendo calare l’interes- se sia dei genitori che degli studenti. La società di fine novecento, sospinta dall’efficientismo economico e dalla tecno- crazia, portò nella pubblica amministrazio- ne e quindi anche nell’ambiente scolastico, insieme ad un’esigenza di trasparenza, una visione organizzativa proveniente dal mon- do aziendale, che guardava molto di più al- la qualità dei servizi. La comunità si spezzò lasciando il posto al dualismo della doman- da e dell’offerta. Gli organi collegiali furo- no in pratica accantonati, alcuni dei quali soppressi; la burocrazia riprese il controllo in quanto considerata erogatrice delle pre- stazioni, famiglie e studenti assunsero il ruolo di clienti consumatori. Nel 1995 fu introdotta la «carta dei ser- vizi» per tutte le amministrazioni pubbliche e quindi anche per le scuole, alla quale fe- ce seguito il «piano dell’offerta formativa», sottoposti dall’utenza. In quell’ottica prese piede l’idea del contratto formativo: gli operatori scolastici dovevano esplicitare gli impegni che si assumevano, fino ad arrivare ad una presa d’atto da parte di alunni e ge- nitori. Un tale documento aveva così anche il carattere di regolamento di istituto. La partecipazione com’era intesa all’ori- gine non veniva abolita, ma se da un lato ai predetti organismi erano stati attribuiti scarsi poteri, dall’altro studenti e famiglie, ma soprattutto queste ultime, rientravano in gioco secondo la nuova visione della cu- stomer satisfaction . Per gli studenti si fece poi un passo nella direzione di rafforzare il loro ruolo attivo, non più infliggendo sanzioni disciplinari in modo unilaterale, ma attraverso uno statu- to, con tanto di diritti e doveri, per cui an- che i provvedimenti a loro carico dovevano tendere alla maturazione del senso di re- sponsabilità, invitandoli ad esporre le loro ragioni. Contro tali provvedimenti era am- messo ricorso ad un organo di garanzia in- terno composto dalle varie rappresentanze della comunità scolastica. Le occupazioni delle scuole continuano, ma vedono coinvolti sparuti gruppi di giova- ni durante il giorno, dove si parla di cultura ed aumentano di numero per le feste serali; i genitori sono pronti a giustificare tali si- tuazioni nel timore di azioni repressive del- la scuola. Nei confronti dei figli però c’è una grande aspettativa di successo scolasti- 25 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 7-8 Luglio-Agosto 2018

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