Luglio-Agosto 2017
scolastica ha molto da dire e da insegnare sul profilo pedagogico al mondo della scuo- la. Una prima considerazione a riguardo verte sulla tenacia con la quale don Lorenzo lavorava per il bene dei suoi alunni. Era fer- mamente convinto che il futuro dei suoi ra- gazzi iniziava dalla loro alfabetizzazione e dalla crescita del loro livello culturale. Il priore di Barbiana aveva già conosciuto troppi ragazzi che, tolti anticipatamente dalla scuola, finivano a lavorare nelle stalle del papà e del nonno, abbandonando così ogni possibilità di sfruttare al meglio le loro qualità e la loro intelligenza. Don Lorenzo credeva molto nella rifles- sione critica del tempo presente. Pertanto, dava grande spazio a quanto accadeva nella sua terra, nella sua provincia e nel mondo, benché le comunicazioni nel suo tempo, e ancor di più nello sperduto Mugello, non fossero copiose. Erano i quotidiani a costi- tuire una fonte continua di informazione ed era il confronto tra le diverse testate ad abilitare i ragazzi alla lettura attenta e alla comparazione critica di articoli che riporta- vano la stessa notizia. L’esegesi dei testi permetteva di svelare le mistificazioni, le bugie e le ideologie sottintese. Il priore era poi un convinto assertore della «scrittura collettiva», strumento che affinava l’abilità degli alunni della pluriclasse nel redigere testi con finalità e obiet- tivi precisi e condivisi. Per don Loren- zo il possesso della parola era stru- mento di libertà e di fraternità, un formidabile congegno per difendere e promuovere la dignità delle persone. Come riferiscono alcuni, don Loren- zo non aveva un carattere facile. A volte appariva un po’ burbero e tal- volta condiva con qualche parolaccia i suoi interventi ai ragazzi. Ma a tutti costoro appariva evidente la dedizio- ne quotidiana del loro maestro. Il suo impegno nella scuola ha permesso loro un futuro carico di dignità. Erano destinati a rimanere nella loro terra e nella loro igno- ranza. Sono diventati adulti consapevoli, protagonisti nel perseguire i loro sogni. La sua passione educativa si basava sulla con- vinzione che ridare la parola ai poveri era un suo dovere, come uomo e come sacerdo- te, perché senza la parola non c’è dignità e quindi neanche libertà e giustizia, in quanto è la parola che può aprire la strada alla pie- na cittadinanza nella società. A soli 44 anni si chiuse la parabola terre- na del priore. Il breve testamento indirizza- to ai suoi ragazzi montanari si conclude co- sì: «Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a que- ste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, Vostro Lorenzo». L’acuto finale della sua vita attesta una straordinaria passione educativa, da lui vis- suta sia come prete sia come insegnante. Papa Francesco nel suo intervento di fronte agli scolari di Barbiana ha sottolineato che il vero educatore, come lo è stato don Lo- renzo, ha «una missione di amore, perché non si può insegnare senza amare e senza la consapevolezza che ciò che si dona è solo un diritto che si riconosce, quello di impa- rare» (6). 7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017 S p i r i t u a l i t à (6) F RANCESCO , Visita alla tomba di don Lorenzo Milani. Discorso commemorativo del Santo Padre , 20 giugno 2017.
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